Giustizia

Mostro di un mostro

Mostro di un mostro

Ma tu guarda le coincidenze, gli scherzi del destino e del calendario.

E’ appena arrivato nelle librerie un libro, fra il giallo ed il cronachesco, di Michele Giuttari, già capo della squadra mobile di Firenze, e responsabile di una specie di gruppo speciale per le indagini sul mostro, che, improvvisamente, negli stessi giorni, le indagini che, dal 1969 al 1985 (periodo entro il quale furono ammazzate le coppiette), e dal 1985 ad oggi hanno brancolato nel buio, o nell’abbaglio, subiscono un’improvvisa svolta, concentrandosi su un farmacista. E poi c’è chi dice che la letteratura non ha un’influenza sulla realtà.
Tre osservazioni. La prima: data la natura di quei crimini, pur tralasciando le questioni sataniche, tenuto presente che si tratta non solo di reati infamanti, ma destinati anche a destare allarmi e paure, il fatto di diffondere il nome del farmacista e le supposizioni (astruse alquanto) degli indagatori sul suo conto è atto d’inciviltà. Non solo quel signore, come tutti i cittadini di uno Stato civile, ha diritto alla presunzione d’innocenza, ma ha anche diritto a che la sua vita non sia massacrata da un sospetto coniugatosi con la spettacolarizzazione delle indagini.
La seconda osservazione è relativa alle indagini. Chi abbia seguito e si sia documentato sulle vicende del mostro di Firenze sa, per certo, che le indagini sono sempre state fatte assi male. Si leggano, ad esempio, le sentenze che riguardano Pacciani, ed il giudizio che sulle indagini diede il Tribunale che lo assolse. Si rileggano i profili umani di coloro che sono stati condannati, a partire dai compagni di merende alla Vanni, che sarebbero stati depositari, per anni, di segreti così scabrosi ed importanti, essendo, all’evidenza, persone dalla psiche non del tutto convincente. C’è una montagna di cose, indizi e persone che sono rimasti fuori da quelle indagini.
La terza osservazione riguarda direttamente la letteratura. I giornalisti hanno poca memoria, e commentano la giornata senza pensare a quella precedente. Ma, a volerla utilizzare, la memoria, si metterebbe in evidenza che l’ultima volta, la celebrata squadra anti mostro, puntò il dito su due donne, madre e figlia, sostenendo di aver trovato la pista risolutiva. In quell’occasione fu il settimanale Panorama, a distribuire un libretto il cui autore era Giuttari. Poi il niente, fino al farmacista di oggi. Ecco, a questo punto non si sa se aspettare lo sviluppo delle indagini, o il lavoro della tipografia.

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