Giustizia

Rogatorie ed assassini

Siamo povera gente, e certe cose non riusciamo a capirle. Eravamo rimasti ad una sinistra che reclamava a gran voce la collaborazione giudiziaria con quale che sia paese del globo terracqueo, al punto da voler far buone le rogatorie da qualsiasi pizzo provenissero, non importa se acquisite con procedura regolare o no.

Eravamo rimasti all’idea che la sinistra volesse uno spazio unico, entro il quale perseguire ogni forma di delinquenza, e per ciò avversasse un centro destra troppo incliene al perdono ed all’oblio. E ci ritroviamo una sinistra zitta zitta, quatta quatta, buonina buonina, nel mentre un assassino esce dalla brevissima detenzione parigina a pugno chiuso e cantando Bella Ciao. Cos’è, uno scherzo?
A scanso d’equivoci, detto signore non è stato condannato all’ergastolo per delitti politici, ma perché ha massacrato un gioielliere, accompagnando questo ad un altro omicidio ed a varie altre efferatezze. Fu arrestato, evase nel corso di un assalto terrorista al carcere nel quale era detenuto, fu quindi condannato contumace. Francamente, non si vede un solo motivo per il quale debba godere di un trattamento di favore.
E qui si aprono quattro questioni. La prima è relativa alla giustizia italiana, drammaticamente lenta ed inerte. In Francia, giustamente, va in prescrizione anche l’omicidio, motivo per il quale il condannato Pietrostefani gira colà indisturbato (e motivo per il quale vale la pena di ragionare sulla posizione di Sofri, che non ha fatto scelta analoga). La seconda riguarda il fuoriuscitismo: ci sono capitoli che vanno chiusi, anche con l’amnistia, e ci sono delinquenti che vanno presi, far confusione fra le due categorie non giova. La terza è relativa ai francesi, che fanno benissimo a far rispettare il loro diritto, farebbero meglio a non porre la questione in termini politici (perché ammazzare un gioielliere non è fare la rivoluzione). La quarta è relativa alla sinistra: un assassino che canta Bella Ciao e mostra il pugno chiuso è un assassino spregevole ed offensivo, non un compagno da proteggere, sia pure con il silenzio.

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