Giustizia

Segnale o equivoco?

Il Consiglio Superiore della Magistratura non è solo il parlamento che amministra i magistrati (sebbene non sia questa la missione che la Costituzione gli assegna), non è solo l’aula iper correntizzata in cui la corporazione e la politica esercitano un potere utile a umiliare e isolare i magistrati indipendenti e non intruppati, ora è anche la sede di un portentoso esperimento, di un vero trionfo centrista: sulla giustizia ci si scanna da lustri, ma sul nome di Michele Vietti si ottengono 24 voti a favore, 2 astenuti e neanche un contrario. Miracolo? No, equivoco.
Il Presidente del Csm, ovvero il Presidente della Repubblica ha osservato che, con questa elezione, Vietti diviene il vice presidente di tutti. Per forza, lo hanno votato tutti. Più che un richiamo allo spirito delle istituzioni è un’aritmetica constatazione. Di sicuro, Presidente e vice presidente del Csm concordano sulla necessità di governare la magistratura con più rigore, senza nulla concedere all’organizzazione di camarille che, per il tramite delle correnti e della politica, pretendono di determinare le nomine. Giusto. Sarrebbe giustissimo se si fossero ricordati di dirlo in occasione di tutte le nomine, e non solo a seguito di un presunto scandalo, la P3, che di scandaloso ha il credere che sia diversa dal resto. Peccato, però, che le regole sono sempre le stesse, quindi non vedo come e perché ci si debbe aspettare risultati diversi. A meno che non si voglia dare tutta la colpa solo ai componenti del passato, mettendo sul loro conto ogni cosa immonda. Ma sarebbe ingeneroso, falso e anche controproducente, perché Vietti è già stato membro del Csm (eletto nel 1998 dal Parlamento), salvo andare poi a fare il parlamentare e da qui tornare a palazzo dei Marescialli. Insomma, non è saggio buttarla sul personale.
In quanto al tema della giustizia, veniamo da anni di scontri durissimi, di contrapposizioni frontali, di accuse sanguinose, e ci attendono tempi in cui le cose non andranno diversamente, visto che molti coltivano la speranza di veder cancellato, per via giudiziaria, un avversario politico che non riescono a battere. Allora, perché nella giornata di ieri s’è registrata una così corale convergenza? Perché gli uni e gli altri sanno che, procedendo secondo tradizione, non si va da nessuna parte. L’Italia è ferma da sedici anni, con attori immobili, sempre uguali, cui manca anche la forza di sparire. Sedici anni fa una fazione politica di minoranza, un pezzo delle istituzioni, una corporazione togata e una manica d’affaristi pensarono di cancellare gli effetti della democrazia, ingabbiando gli eletti e commissionando gli elettori. Silvio Berlusconi fu la diga contro cui s’infransero. Da quel giorno siamo lì, a osservare onde e risacca, mentre la corrente ci ha portato fra i piedi ogni sorta di detriti e di liquami.
Aspettarsi chissà quali risultati e conseguenze, dall’elezione di Vietti, è a dir poco ingenuo. Eppure può essere un buon segnale, se opportunamente coltivato. Egli è stato il presidente vicario dell’Udc (non chiedetemi casa significa, mettiamola in modo più schietto: sta con Pier Ferdinando Casini), ed è stato sottosegretario alla giustizia nel precedente governo Berlusconi. Due benemerenze? Punti di vista: prima sedette al governo e poi all’opposizione, della stessa maggioranza, e quando governò non combinò molto, ciò non di meno, non solo non è assimilabile al giustizialismo sinistro, ma dovrebbe essere considerato un suo antagonista. La sua elezione sostanzialmente unanime indica un terreno di lavoro, la cui declinazione più bella sarebbe la seguente: i berlusconinani la smettono di cercare di risolvere solo i problemi giudiziari del loro capo e gli antiberlusconiani la piantano di cercarne lo scalpo (non del tutto originale) nelle aule di giustizia. La versione più prosaica è diversa: non si agguanterà nulla, perché al dunque i berlusconiani si stringeranno alla guardia pretoriana e leghista, capace di deglutire tutto, mentre gli antiberlusconiani si accoderanno all’estremismo manettaro, capace di devastare ogni prospettiva politica.
A me pare che le cose stiano in questo modo: l’elezione di Vietti può portare frutti interessanti, ma a patto che quel clima si sposti anche sulle vicende politiche più generali, a condizione che la maggioranza accetti apporti esterni per centrare obiettivi rilevanti, in caso contrario non solo sarà stato un passaggio tanto aulico quanto inutile, non solo lo scontro tornerà tale e quale a quello che conosciamo, ma la lezione complessiva sarà una sola: la legislatura ha esaurito ogni via di fuga, non resta che fuggire dalla sua agonia.

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