Giustizia

Senza difesa

Avevamo previsto che Silvio Berlusconi non sarebbe andato a parlare con i procuratori di Napoli. Era facile, il “trappolone” di cui parla l’interessato era visibile a occhio nudo. Purtroppo, in un Paese avvelenato dalla faziosità, pur in un momento grave e delicatissimo, non si fa che leggere le cose esclusivamente pro o contro una sola persona. Non se ne può più. La questione aperta, invece, riguarda ogni cittadino.

Si fa di tutto per confondere le idee alla gente, per far credere che ci siano argomenti da riservare agli addetti ai lavori. Attengono alla civiltà giuridica. Proviamo a mettere ordine.

Normalmente una “parte lesa”, vale a dire la vittima del reato, non è che discuta se andare o meno a parlare con i procuratori, ma presenta direttamente la denuncia. Il problema sorge quando la parte lesa non si sente lesa, non ritiene di avere subito un torto, ma questa è la convinzione della procura. Qui la faccenda si fa delicata, perché se ti accorgi, grazie ai magistrati, di avere subito una truffa li ringrazi e vai da loro a fornire tutti i particolari. Ma se quelli sostengono che sei vittima di un ricatto, ove il suo presupposto è una circostanza scabrosa e la sostanza del medesimo, ovvero i pagamenti in contanti di somme significative, è a sua volta un reato, è solare che sentirti è la premessa per meglio incastrarti. E siccome il nostro ordinamento, come quello di tutti i Paesi civili, non prevede l’obbligo di mettersi nei guai per i fatti propri, è evidente che ti rechi all’incontro e comunichi di non volere rispondere. A quel punto ti consegnano un bell’avviso di garanzia ed entrano i tuoi avvocati. Questo nella normalità.

Berlusconi, però, non è un qualsiasi cittadino, bensì il capo del governo, quindi finisce sotto duplice pressione (giusto per non chiamarlo ricatto): o vieni e ci dici quel che vogliamo sentire, oppure t’inquisiamo, con quel che segue. Facile immaginare i titoli: presidente del Consiglio indagato per sfruttamento della prostituzione e riciclaggio.

Apro una parentesi: le norme sull’uso del contante sono legge, per giunta resa più rigida da questo governo, pertanto, al netto delle faccende penali, che non sono di nostra competenza, se Berlusconi le viola, per fatti propri, si accaparra una considerevole colpa politica. Ma c’è anche un altro aspetto: non c’è governo al mondo, democrazie comprese, che non maneggi soldi riservati e in contanti, per fini istituzionali ma non riferibili, ben oltre i limiti di legge. Distinguere non è facile e può essere pericoloso.

Come si fa, come fanno gli altri sistemi civili, a contemperare il dovere di assicurare la giustizia con i guasti derivanti dal volere individuare come vittima chi vittima non si sente? Con la responsabilità: il procuratore risponde delle indagini che compie, è responsabile per la gente che inquisisce, per i costi che ciò comporta e per la scelta dei reati da perseguire. Il che implica la cancellazione dell’obbligatorietà dell’azione penale. La responsabilità è un’arma affilata, a doppio taglio: può darsi che sia osannato il procuratore capace di abbattere un potente, spiandogli nelle mutande, ma può anche darsi che qualcuno si chieda quanti spacciatori di droga resterebbero in circolazione, a Napoli, se si dedicassero loro centinaia di migliaia d’intercettazioni telefoniche. Se invece, come da noi, sono irresponsabili, allora scatta il tiro al bersaglio, senza neanche prendere la mira e badare allo spreco di munizioni.

Non è un problema di uno, è il dramma di tutti.

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