Giustizia

Separare

giacalone editoriale la ragione 22 luglio 2025

Si devono separare non soltanto le carriere dei procuratori da quelle dei giudici, ma anche il dibattito sulle necessarie riforme dalla cronaca giudiziaria di giornata. Conviene sia alla maggioranza che all’opposizione discutere nel merito, piuttosto che buttarla in una caciara che si ritorce loro contro. Due soli esempi.

È non soltanto legittimo ma opportuno che s’impedisca il ricorso delle Procure avverso le assoluzioni. Si tratta di un principio secondo cui non si processa una persona due volte per lo stesso reato (a meno che non sia condannata e ricorra) e non la si può poi condannare se prima è stata assolta. Essendo un principio, non può adattarsi a seconda dei reati: vale sempre o non vale mai (se il governo imboccasse ancora la strada della maggiore o minore gravità commetterebbe un errore). Ma se il principio viene enunciato all’indomani del fatto che una Procura ricorre direttamente per Cassazione avverso un’assoluzione (Salvini nel caso Diciotti), allora si fa soltanto confusione: il ricorso per legittimità e uniforme applicazione della legge non è un secondo processo (semmai lo è ai giudici) e dev’essere sempre consentito, quindi non c’entra niente. E se un simile sproposito lo si dice lo stesso giorno in cui la madre di Matteo Renzi viene assolta in appello – essendo stata assolta anche in primo grado, subendo un doppio processo – senza neanche avere l’eleganza di citare quello (come decine di migliaia di altri) come esempio di accanimento, allora s’è anche perso il lume della ragione.

Sul lato sinistro (come anche nell’Associazione nazionale magistrati) si dovrebbe avere l’amabilità di spiegare in cosa la non ricorribilità avverso alle assoluzioni nuocerebbe all’autonomia del procuratore. Non si può ossessivamente utilizzare quell’argomento non solo non portando elementi a sostegno, ma facendo finta di non vedere che il nostro procuratore è non soltanto il più libero del mondo ma lo è anche dalla responsabilità. Luciano Violante teme che la separazione delle carriere faccia venire meno l’uniformità nazionale dell’azione penale – un tema serio – ma questa è venuta meno da decenni, se mai c’è stata. Siamo arrivati al punto che una Procura aveva stabilito quali fascicoli abbandonare. Quindi andrebbe semmai introdotta, anche per evitare che sotto al tetto dell’immaginaria obbligatorietà dell’azione penale si coltivino le piante dell’arbitrarietà rafforzata da irresponsabilità.

Usare sparate demagogiche al posto del ragionare e far ragionare può sembrare utile dal punto di vista propagandistico, ma toglie ogni giorno di più credibilità e condanna all’essere sempre ‘contro’. Solo che governare ‘contro’ significa non governare e opporsi soltanto ‘contro’ significa assicurare che si continuerà a non governare.

Eppure qualche buon segno c’è: un Miracolo a Milano. Attilio Fontana, presidente della Regione e uomo di destra, non si è limitato a dire che Giuseppe Sala, sindaco di Milano e di sinistra, non deve dimettersi per un procedimento giudiziario (la sinistra lo chiese per Fontana, commettendo un errore di diritto moltiplicato da uno politico), ma aggiunge che le leggi sull’edilizia devono essere riviste e che Milano non dev’essere bloccata. Stefano Parisi, antagonista elettorale di Sala, non soltanto lo invita a restare dove si trova, ma aggiunge che la politica edilizia non la fa la Procura. Evviva, c’è speranza. E ieri, in Consiglio comunale, Sala ha naturalmente respinto le accuse e assicurato la continuità. Peccato che nel campo largamente minato della sinistra ci siano i giustizialisti che lo volevano cacciare e peccato che lo stesso Pd, dopo avere esitato, abbia comunque invitato a un cambiamento. Mai momento fu peggiore per un appello similmente inutile.

Poi c’è il giornalismo, che cerca le differenze con Tangentopoli e si comporta allo stesso modo: facendo il copista di Procura.

Se la politica non si separa dalle inchieste giudiziarie il risultato non sarà l’eterno conflitto fra politica e giustizia, ma la costante subordinazione della politica alle Procure. Che è un’offesa alla giustizia.

Davide Giacalone, La Ragione 22 luglio 2025

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