Giustizia

Tassano l’ingiustizia

Tassano l'ingiustizia

L’idea di alzare il contributo unificato per le spese di giustizia è pessima. Non si tratta, come s’è erroneamente sintetizzato, di una “tassa sui processi”, nel senso che sono diverse, relative a diverse fasi del giudizio, così come anche della sua esecuzione. Si tratta di una strada estremamente sbagliata, per almeno tre ragioni.
La prima è relativa al complesso del servizio che la giustizia presta ai cittadini: il peggiore d’Europa. Aumentarne il costo, per il cittadino che vi ricorre, senza minimamente toccarne la (cattiva) qualità, corre il rischio di sembrare una provocazione. Faccio un esempio: un cittadino fa causa ad un altro perché deve riscuotere un pagamento, che l’altro si rifiuta di fare; nel corso della causa, per la quale già paga dei costi, si stabilisce che ha ragione, fino a sentenza definitiva; a questo punto di chiedono di pagare anche per l’esecuzione. Non ha ancora visto un soldo, non è detto che ne veda mai, ma ha impiegato anni per sentirsi dare, forse inutilmente, ragione. Vi pare ragionevole?
La seconda ragione è che noi già paghiamo tantissimo, per la giustizia. La nostra, pro capite, ci costa quanto e più di quella che pagano gli altri cittadini europei, che, però, è largamente migliore. Non è affatto vero che la giustizia italiana manca di soldi, è che li spende male. E quando un soggetto spende male il principale problema non è quello di dargli più quattrini, ma, semmai, di toglierglieli. Invece, ancora una volta, le riforme rimangono sullo sfondo, mentre le spese occupano il primo piano.
La terza ragione, per cui alzare quel contributo è un tragico errore, consiste nel fatto che non è lo strumento idoneo a disincentivare il ricorso inutile alla giustizia. Anzi, rischia di essere un disincentivo per quanti hanno ragione, mentre chi ha torto, chi si giova della lentezza con cui i fatti verranno accertati e dell’improbabilità che la sentenza sia eseguita, pagherà volentieri un tassa più alta, per assicurarsi il perpetuarsi dell’ingiustizia. E’ vero che il contenzioso è troppo alto, quindi le cause sopravvenute troppo numerose, ma il disincentivo deve trovarsi dentro al giudizio, non nella sua cancellazione. Esempio: basterebbe che i giudici contestassero la “lite temeraria”, così come già prevista e disciplinata dalle nostre leggi, perché a molti passi la voglia di far perdere tempo agli altri ed ai tribunali. Invece no, si preferisce tutto, tranne che far funzionare la giustizia. Quella vera.
Nel mentre si aumenta il contributo unificato, però, la politica fa un gran parlare di giustizia, ma in una chiave del tutto diversa ed interamente concentrata sulle vicende di una sola persona. Comunque la vogliate vedere, quale che sia l’opinione di ciascun lettore nel merito di quelle vicende, si tratta di un modo dissennato di procedere. La morale sembra essere triste: la legge è effettivamente uguale per tutti, nel senso che non funziona per nessuno.

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