Idee e memoria

Israele, la pace e Pescara

Adesso dovrebbe essere più chiaro come la tragica leggerezza di Pescara, l’avere accettato il veto contro Israele ai Giochi del Mediterraneo, peserà sul nostro ruolo internazionale. Si è appena insediato il nuovo governo di Benjamin Netaniahu, che comprende la destra religiosa, ma anche i laburisti, quindi la sinistra. E’ un governo, insomma, che esclude il partito Kadima, nato da una scissione del Likud, partito di Netaniahu.

Quest’ultimo fu ministro, alle finanze, del governo Sharon, fondatore di Kadima, e fra i due la rottura si consumò quando il governo decise il ritiro delle truppe da Gaza. Quel giorno si aprì una vitale finestra di pace, che i terroristi palestinesi di Hamas, assieme a quelli libanesi di Hezbollah, hanno fatto di tutto per richiudere.
Le parole del nuovo ministro degli esteri israeliano, il destro Lieberman, sono inequivocabili: inutile parlare di pace, perché così non la otterremo, non ci sentiamo vincolati da accordi firmati da altri governi. Ancora più chiare, e rivelatrici, le parole di Netaniahu: l’idea stessa che gli iraniani possano dotarsi dell’arma atomica toglie qualsiasi sicurezza agli israeliani, pertanto, se non provvederanno gli statunitensi, saremo noi stessi, con qualsiasi mezzo, ad impedirlo. Il riferimento al bombardamento israeliano del reattore iracheno di Osirak, governante Saddam, è evidente. Cinque anni fa Sharon imponeva tappe forzate al processo di pace, che oggi è in coma, come lui stesso.
Qualcuno, adesso, dirà che la colpa è della svolta a destra israeliana, voluta dagli elettori (quella è una democrazia, non lo si dimentichi). In questo modo si confonde la causa con l’effetto. Israele ha visto i palestinesi di Mazen indebolirsi, i terroristi agire indisturbati, sostenuti dall’integralismo islamico e dal cinismo antioccidentale ed antidemocratico, come ha visto gran parte del mondo disinteressarsi. Noi stessi, che ci diciamo amici d’Israele, continuiamo a non dire nulla di significativo sulla minaccia iraniana, impegnati come siamo a ciucciare il loro petrolio, e, per salvare soldi mal spesi, anzi: buttati, per seguire quattro burocrati olimpici, accettiamo anche che gli atleti israeliani siano tenuti fuori dai nostri stadi. E’ impressionante quanto ragioni miserrime possano guidare decisioni gravemente sbagliate.

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