Idee e memoria

Radici e Costituzione europea

La bozza di Costituzione Europea ha molti difetti (a cominciare da una maniacale logorrea), ma fra questi non vi è la mancanza del riferimento alle presunte radici cristiane. Quando del tempo sarà passato, anche la chiesa ammetterà che sarebbe stato, dal suo punto di vista, un terribile errore.

Dal mio punto di vista, dal punto di vista di un laico, lo Stato è la casa di tutti, e l’Unione Europea, dandosi una Costituzione, si erge a Stato, o ad abbozzo di questo. Devono trovarvi identità e riconoscimento i credenti di tutte le fedi, e coloro i quali a nessuna fede credono. Chi ha sostenuto, invece, come ha fatto il capo del governo italiano, la necessità che quel riferimento fosse inserito, ha sostenuto che non di questione religiosa si tratta, ma dell’ovvio riconoscimento storico sulla fonte da cui scaturisce tutta intera la nostra formazione culturale. Oltre a non essere ovvio, è anche un colossale abbaglio (e con questo fondo anche un comitato per la difesa di Benetto Croce che, non ci crederete, ma non solo scrisse quel pluricitato articolo, di cui si lesse solo il titolo, ma anche una notevole quantità d’altri tomi, per lo più intonsi agli appassionati citatori).

Che la nostra civiltà, la nostra cultura, il nostro mondo abbiano radici nel cristianesimo è tesi insostenibile, e, come dicevo, nefanda per la chiesa stessa. A cominciare dalla definizione. La formula che si voleva inserire nella Costituzione, difatti, faceva riferimento alle radici “giudaico-cristiane”, che, richiamando gli ebrei (“giudii”), intendeva richiamare la Bibbia. E qui si aprono due problemi enormi.

Il primo riguarda colui il quale si dichiarò il biblico Cristo, che non volle essere continuatore della tradizione “giudaica”, ma, all’esatto opposto, inveratore delle profezie e, quindi, punto terminale di quella storia. Dal punto di vista cristiano, quindi, la storia giudaica finisce con Cristo. E se non si tiene presente questo non si capisce nulla, ma proprio nulla, dell’antisemitismo paolino (ci torno appresso). Il secondo problema riguarda l’Islam. Già, perché l’ignoranza di cose religiose porta a non considerare che, un po’ come si voleva fosse la Costituzione Europea, fu proprio Maometto a considerarsi erede e continuatore della tradizione giudaico-cristiana. Oibò, ce lo stavano mettendo in Costituzione, questi pii sconoscitori delle sacre cose. Né sarebbe parso saggio, per evitare equivoci, diffondersi in ulteriori specificazioni, che, così facendo, si sarebbe dovuto convocare un concilio, per vergare la Carta fondamentale.

Ma non basta, perché il problema è ancora più complesso: cos’è il cristianesimo? Quello che sarebbe radice della nostra civiltà, all’evidenza, non può che essere il culto storicamente realizzatosi, dunque la chiesa delle origini e quelle poi nate con scismi e proteste. Se è così (e non vedo come possa essere diversamente), allora il padre di quella chiesa è Paolo di Tarso (quello folgorato sulla via di Damasco), il quale comprese che la predicazione cristica non andava continuata nei dintorni di Betlemme, ma portata al cuore dell’Impero, a Roma. E la base di quella predicazione era stata offerta dallo stesso Gesù, laddove intrattenne i presenti su delicati problemi fiscali. Paolo, dunque, portò il cristianesimo a fare i conti con il potere costituito, con lo Stato, con Cesare. Ed è quella una delle ragioni che rende il nostro mondo così diverso da quello islamico, dove Maometto fu capo religioso e politico, amministratore d’anime e di terrestri interessi. Il cristianesimo che sta nelle nostre radici sarebbe stato inconcepibile senza Cesare. E, allora, che facciamo, ci mettiamo pure il pelato accoltellato, nella Costituzione?

La chiesa paolina, con il tempo, provò a farsi stato, percorrendo a ritroso il sentiero maomettano. Per qualche tempo ci riuscì, poi cadde, con beneficio di tutti, a cominciare dalla religione. Durante il percorso si svilupparono conflitti cruenti, si redassero accordi che della sincera devozione non tenevano gran conto (do you rember “cuius regio eius religio”?), si istituirono inquisizioni le cui finalità politiche erano di gran lunga più comprensibili di quelle religiose. Ancora oggi, di tanto in tanto, con ammirevole sincerità e non altrettanto apprezzabile tempestività, il papa s’accora a chieder scusa per quelle cosacce. Che non di meno sono parte della nostra storia, e delle nostre radici.

Allora, come facciamo a ficcarcele, in Costituzione, queste cose se non destoricizzandole, privandole dell’incarnazione del tempo, liofilizzandole in generico bon ton dell’anima? Ed è proprio questo il rischio che, dal suo seggio, il papa non vede. Non si rende conto che insistere per quell’inserimento significa svuotare quel che ancora riempie, per chi ci crede, il valore della fede. Mettete in Costituzione quelle radici e nulla più potrà salvarvi dal relativismo culturale e morale, da un sincretismo delle fedi che, un tempo, l’ecclesia chiamò “anticristo”.

E quali sono, allora, le radici dell’Europa costituzionale? Volendo cedere a questa perversione botanica, si deve dire con chiarezza che, sebbene figli dell’evoluzione della specie e della storia del mondo, noi europei abbiamo imparato (e neanche tanto) ad essere tali con le rivoluzioni del 1789 e del 1917. E l’abbiamo imparato non solo per quel che di buono portarono, ma per il tanto male che provocarono, a partire dalla convinzione allucinata che possa essere incarico statuale creare e mantenere il bene ed il bello in questo mondo. Un oceano di sangue è servito, per capire che quella era la levatrice di tutte le dittature (ci mettiamo anche Platone, in Costituzione?). E dall’altra parte dell’oceano giunsero i nostri cugini d’un tempo, i fuggiti altrove per il nostro essere troppo pii, e troppo sgozzatori d’infedeli e d’eretici, per liberarci dall’ultimo mostro che avevamo partorito in casa.

Ecco, quella è la radice. Troppo poco, troppo terrena, troppo ramificata in quei poco sacri concetti di forza militare e dominio economico? Sarà, ma a me piace. Piace tanto. Anche perché posso scrivere queste cosucce senza mettere nel conto d’essere arrostito. E senza patate.

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