Il commento di oggi

BambinOdio

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Troppo facile sbrigarsela con la solidarietà verso chi riceve insulti e minacce o con l’esecrazione verso l’ultimo deficiente che si è prodotto nel degradante esercizio dell’odio. Ove la morte o lo sfregio di bambini e ragazzi, soltanto perché figli di chi si detesta, provengano da chi dovrebbe insegnare qualcosa a bambini e ragazzi è bene che costui sia lestamente rimosso da tale funzione. Ma, appunto, troppo facile cavarsela così.

Purtroppo capita quasi quotidianamente di ragionare di una guerra in corso o del perché una determinata aggravante non è contestata a un autore di omicidio o di stupro e vedersi poi digitalmente inseguiti dall’augurio che il massacro capiti a noi o ai nostri cari. Dal punto di vista privato ho scelto di non considerarli, essendo il niente e meritevoli del nulla. Ma dal punto di vista collettivo quella roba è intollerabile e alimenta un clima avvelenato.

Al tempo stesso si deve stare attenti a non considerare i latrati digitali quale raffigurazione del mondo che ci circonda, perché è semmai vero il contrario: ne sono la patologia e l’incarnazione vigliacca. Il mondo reale, quello delle persone che incontri per strada, non è affatto ridotto a quel pattume. Si discute, anche discordando, ma non in quel modo triviale. Dare loro troppo spazio accondiscende al loro bisogno di sentirsi qualcuno. Un’illusione da non alimentare.

Il nostro dovere è però di spingerci oltre, chiedendoci da dove origini questa postura e come reprimerla. Qui si entra in un terreno più scomodo, giacché non possiamo non accorgerci che riguarda una parte rilevante dei soggetti pubblici, siano essi politici, giornalisti, comunicatori e spesso anche cattedre. Non ricordo quanti insulti e minacce raccolsi per avere dubitato che a Bibbiano commerciassero in bambini, mentre ricordo quanti politici e giornalisti specularono bassamente su un’ipotesi d’accusa dimostratasi infondata, naturalmente assegnandola quale colpa e pratica consueta alla parte politica che avversavano. Essi sono responsabili di quel che accadde e continua ad accadere, avendo fornito un pessimo esempio. Né hanno smesso, perché la comunicazione ‘contro’ è il più semplice modo per avere qualche cosa da dire quando non si ha niente da dire. Il che porta a una singolare distorsione collettiva: ciascuno avverte l’odio solo quando è diretto contro di sé o contro la parte politica in cui si riconosce, mentre lo considera una giustificata reazione quando lo produce contro gli altri. Se non è disonestà, è una malattia morale.

Si fa spesso riferimento ai social network, che sono una grandiosa opportunità d’interlocuzione fra sconosciuti ma anche il più calcato palcoscenico degli svalvolati. Si tratta di contenerne i vizi senza soffocarne le potenzialità. L’Unione Europea è più avanti degli Stati Uniti nel provare a regolare, ma resta sfavorita dal fatto che le piattaforme sono prevalentemente estranee alla sua giurisdizione. Eppure c’è chi plaudì al vice presidente Usa quando ebbe l’impudenza di raffigurare noi europei come nemici della libertà di parola, anche quando s’inneggia agli stermini. A lui e alla cultura dispotica che lo anima sfugge che la libertà è sempre responsabilità e che la libertà senza responsabilità uccide la libertà altrui, quindi la libertà in sé. Oggi pare esserci unanime consenso sul fatto – ovvio – che non si può essere liberi di augurare la morte di un bimbo o comunque di qualcuno. Il che comporta controlli e repressioni, senza i quali non esiste libertà.

Criticammo che i controlli venissero esercitati dai proprietari delle piattaforme, perché quelli sono spazi pubblici e non loro bacheche private. Solo che mentre noi criticavamo la privatizzazione del controllo altri chiesero l’eliminazione di ogni controllo, in nome di un’idea falsa di libertà. A finire nel mirino dell’odio è oggi chi plaudì quella dissennatezza. Si spera abbia capito.

Troppo facile cavarsela indicando un deficiente, senza volere fare i conti con la deficienza collettiva che si è contribuito a creare.

Davide Giacalone, La Ragione 3 giugno 2025

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