Il commento di oggi

Invertiti

L’Ufficio europeo per la lotta antifrode (Olaf), nel febbraio scorso, ha depositato un rapporto in cui accusa pesantemente Frontex, l’Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera. Ovvero l’Agenzia incaricata di far fronte all’immigrazione clandestina. L’accusa, rivolta al direttore, che ha dovuto andare via, è quella di avere fatto prevalere dei pregiudizi sui doveri dell’ufficio. Si dimostra così, come da diverse parti, con veemenza, si sosteneva, che l’Agenzia non ha difeso i confini e s’è collusa con le Organizzazioni non governative che favoriscono le traversate degli emigranti? No, l’esatto opposto. L’accusa è di avere negato che in Grecia li ributtavano in mare, come una Ong aveva denunciato, violando così le nostre norme e la Convenzione di Ginevra. Il documento, di 129 pagine, è stato reso noto dal francese Le Monde (il direttore di Frontex era francese) e dal tedesco Der Spiegel.

Nel nostro mondo invertito quanti si vogliono mostrare più severi (a destra) hanno ripetutamente attaccato Frontex per la sua inefficacia, quando non complicità, mentre quanti ci tengono a mostrarsi seguaci dell’umana fratellanza (a sinistra) l’hanno guardata con simpatia. Sembrerebbe aver coperto il “pushbacks”, il respingimento in mare. Truce.

Ma non è il solo punto in cui ci si comporta da invertiti. Mettiamo (si fa per dire) che la destra sia baluardo a difesa del mercato e della produzione, mentre la sinistra (si fa per ridere) sia trincea a difesa dei lavoratori e dei disoccupati. Se così stessero le cose ne discenderebbe che la destra dovrebbe essere favorevole a far entrare gli immigrati, necessari alla produzione, mentre la sinistra ostile, perché portatori di concorrenza ai lavoratori italiani. Capita l’opposto perché non si ragiona d’interessi e questioni pratiche, ma di sentimenti e agitazioni dell’anima. E vabbè, anche quelli sono importanti. Certo, ma il mondo invertito ci regala un’altra emozione.

Sia la destra che la sinistra, quando si trovano al governo, tanto più quando vi si trovano assieme, firmano (forse senza leggerlo) il Documento di economia e finanza, nel quale, anno dopo anno, si afferma che i conti del sistema previdenziale, per reggere, abbisognano di 165-170mila immigrati in più all’anno, ogni anno. E fin qui, sono i conti. Magari la colpa è degli uffici, dei burocrati e dello stato profondo (che non so cosa significhi, ma va di moda dirlo in inglese: deep state). Però, e qui viene il bello: quando la sinistra va al governo si guarda bene dall’emanare decreti flussi coerenti con l’afflato e con i conti, sicché la bontà resta presupposta e gli ingressi tenuti entro le poche migliaia; mentre ora tocca a un ministro leghista presentare un decreto per portare gli ingressi a 120mila (e ci siamo, quasi, con i numeri), per giunta semplificando le procedure. Poi si esce dalle stanze del governo e ci si rivolge al popolo: abbracciamoli tutti, no: fermiamoli tutti. E il bello è che il pubblico parteggia pure e magari vota in base alle parole. Si votasse in base ai fatti il mondo sarebbe meno invertito.

Ieri Mattia Feltri, da par suo, su La Stampa, osservava che gli stranieri residenti sono stabilmente, da una decina d’anni, poco sopra i 5 milioni. Un’invasione immaginaria. In galera si trova lo 0.35%. Alberto Brambilla prende quel dato, che comporta una presenza all’8.4% degli italiani che sono in Italia (a proposito: sono più gli italiani che se ne vanno degli stranieri che arrivano), e aggiunge una stima della parte più dolorosa e problematica: clandestini e richiedenti asilo (che restano tali per incapacità nostra di rispondere e provvedere). Si arriva così fra i 7 e i 7.7 milioni complessivi. Con più di 5 milioni regolari.

Bon, vi ho annoiato abbastanza. La realtà è noiosa. Riapriamo felici i social e riaccendiamo la televisione, che ci si può rilassare nell’avvincente disfida fra accoglienti e respingenti. Solo teniamo d’occhio quelli di Frontex, perché no, ributtare in mare, pare essere proprio troppo.

Davide Giacalone, La Ragione

www.laragione.eu

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