Politica e pubblicità hanno molto in comune. Si tratta pur sempre dell’arte di convincere e vendere qualche cosa. Nelle parole di chi pubblicizza c’è già un’idea e un’identità del prodotto, quasi una confessione della propria qualità. L’abilità consiste nel centrare pregiudizi e desideri del proprio cliente: quello che compra un determinato profumo perché vuole immaginarsi ricco e determinato oppure quello che è attratto da un politico o un partito perché vuole immaginarsi capace di comprendere il significato dell’insignificante. A ciascuno dev’essere offerta la possibilità di sentirsi esclusivo, fra i pochi che veramente capiscono, fra i coraggiosi che vanno controcorrente. Illusioni, certo, ma a ciascuno la sua. Ed è questo il punto.
Il digitale ha cambiato anche il mondo della pubblicità, consentendo di spendere poco per mirare al convincimento magari anche di pochi, ma che sommati in milioni di pochi arrivano a comporre miliardi di coinvolti. Osservare la pubblicità che gira in quel mondo – spesso sconosciuta sugli altri mezzi di comunicazione – aiuta a capire com’è possibile che si diffondano boiate enormi, con ricadute pesanti sulla vita politica e istituzionale.
Capita di cercare o di imbattersi o d’essere incuriositi da un determinato filmato, clicchi per vederlo e ti becchi un po’ di pubblicità. Lo sai, non ti arrabbi e poi quella in Rete, digitale, è possibile interromperla prima che finisca, più o meno presto, a seconda di quanti soldi ha sganciato l’inserzionista. Credo che tutti abbiano ceduto alla tentazione di qualche filmatino fesso e acchiappa click, tipo l’istrice che spara spine o quello che non riesce a parcheggiare. Roba da momento di relax, senza voglia di fare altro, o mentre sei al telefono. Aprite gli occhi, perché lì vi si dischiude un mondo.
Dapprima salti le pubblicità il più in fretta possibile, poi t’incuriosisci per quello che hanno in comune. Ce ne sono che reclamizzano un improbabile accrocco che sarebbe in grado di riscaldare un ambiente in pochi secondi e che costa pochissimo: «I venditori di energia non vogliono farti sapere quanto risparmieresti» (per la verità, se fosse vero, saremmo già stati tutti obbligati a installarlo). Altri t’informano che le grandi banche fanno di tutto affinché «le persone non sappiano» che esiste un sistema sicuro per far fruttare moltissimo i risparmi (se esistesse, le grandi banche ci metterebbero i soldi e lo offrirebbero ai loro clienti). C’è anche un suggestivo modo per recuperare la memoria e che «la medicina ufficiale ti nasconde», consistente – a giudicare dalle immagini – nel versare abbondante acqua nell’orecchio di un povero disgraziato (e quando se lo scorda?). E così via. Starete pensando che è roba da deficienti. Certo che sì, ma sono tanti ed è a quelli che ci si rivolge. Chi conosce la termodinamica non abbocca al kit che produce calore senza consumare energia; chi ha anche solo annusato la finanza non acquista allocco-coin; chi si lava le orecchie sa già che non ci butti una secchiata. C’è però un vasto mercato popolato da persone sicure che gli stanno nascondendo qualche cosa. I governanti, le lobbies, i servizi segreti, le cupole – ciascuno può avere la propria idea di potere occulto – ma il risultato è sempre lo stesso: mi stanno nascondendo quel che non vogliono farmi sapere.
Questo meccanismo non è che sia banalizzato per fregare i soldi, è che proprio funziona in quel modo e frega tutti: non importa quanti crederanno che la Terra sia piatta, quanti che i vaccini servano ad avvelenare o che Bush s’è buttato giù le Torri Gemelle e Netanyahu si sia invaso il 7 ottobre; non importa, perché l’importante è che si diffonda l’idea che è meglio non credere mai a quel che è ufficiale. Che la tua salute è minacciata da chi produce farmaci e sarebbe meglio accudita dalla medicina non tradizionale, ovvero quattro infusi di niente con impacchi di nulla (quando va bene). Quella è la formula che consente l’inversione paradossale: quando si sarà diffusa l’idea che è meglio non credere mai alle verità ufficiali, potrai far credere quel che vuoi ai presunti furbacchioni. Vince chi ne acchiappa di più, anche se per farlo dice fesserie. Tanto istruttivo quanto distruttivo.
Davide Giacalone, La Ragione 15 ottobre 2025
