Fanno rumore le parole del capo del governo inglese, Andy Burnham, secondo cui: “È chiaro che la Russia abbia interferito nel referendum della Brexit”. Ha ragione: non solo è chiaro, ma lo è da tempo. Così come è chiaro che interferisce negli altri Paesi europei, usando gli stessi strumenti che usava ai tempi del comunismo: soldi, supporto propagandistico, diffusione di false notizie. Tutto questo è chiaro, ma non deve diventare un alibi.
Approfittiamo dell’esempio inglese, che in quanto estraneo ci mostra quel che non è affatto estraneo. Certo che Farage fu aiutato e finanziato e certo che l’interesse russo consiste nel dividere e frammentare tutto quello che c’è al proprio Ovest. Non è una novità. Ma al risultato della Brexit, che gli inglesi ancora pagano e che non ha portato neanche uno, uno solo, dei benefici che si propagandarono, a quel risultato contribuì la viltà di tante parte della politica e della cultura. I laburisti, partito di Burnham, erano guidati da un Corbyn estremista e anti Ue. I conservatori erano guidati da un Cameron che offrì il referendum per vincere le elezioni. In generale gli europeisti se ne stettero in un cantuccio, sperando che l’evidenza vincesse sulle balle. I giovani poi protestarono, ma prima non andarono a votare. L’informazione scantonò contando meno, mentre nel digitale il suicidio furoreggiava. Vi ricorda quanto avviene anche oggi in casa nostra? Esattamente.
La Russia fa il suo gioco di sempre, è la politica e la cultura della nostra parte del mondo ad avere perso il coraggio di sé. La Russia conduce l’infoguerra in casa nostra, ma non può essere l’alibi per darsi vinti. Anche perché, a quel punto, ci sarebbe poco da difendere. Gli inglesi sono lì a dimostrare quanto alto è il prezzo di lasciarsi ingannare da chi paga perché noi ci si impoverisca.
Davide Giacalone, 12 ottobre 2026
