La necessità di procedere ad acquisti per la difesa – subito e senza perdere tempo – ha spinto il Ministero della Difesa a favorire un emendamento al decreto Infrastrutture, in modo da sveltire i passaggi. Si sono scatenate le opposizioni, cui si è aggiunta la Lega, al punto che l’emendamento è stato ritirato. In questo modo si è ceduto alla pressione di chi è semplicemente contro la spesa per la difesa (e, in particolare, agli aiuti che lesiniamo all’Ucraina) e a quella di chi ritiene che semplificare favorisca la possibilità d’intrallazzare. Non solo non è vero, ma è vero il contrario: la corruzione e gli sprechi trovano il loro ambiente ideale nelle complicazioni burocratiche.
Qualsiasi amministrazione, pubblica o privata, può trovarsi a doversi muovere in condizioni d’urgenza. Tutto sta ad avere predisposto procedure che tengano conto delle diverse situazioni. La prima cosa da accertarsi, una volta fatto fronte all’emergenza, è se l’urgenza fosse indotta da eventi esterni o da inefficienza e ritardi interni. Nel secondo caso si prendono i responsabili e li si indirizza ad altre attività.
L’urgenza non si sottrae ai controlli, li pospone alle necessità. Come appena scritto, può capitare che l’urgenza stessa sia una responsabilità, da sanzionare anche senza che sia stato speso un centesimo più del necessario. Mentre la pretesa che i controlli siano tutti preventivi e le procedure d’acquisto siano sempre lunghe non genera maggiore trasparenza, ma porta a trovarsi in difficoltà e in ritardo più spesso dell’ammissibile.
Non solo: procedure complicate, che prevedono molti passaggi, non sono in sé meno affette da corruzione ma possono generarla. In pratica si mette in difficoltà chi si ritrova impastoiato e impossibilitato a procedere, mentre si fornisce un alibi perfetto a chi procederà spedito non perché efficiente, ma perché cointeressato.
Il modo migliore perché efficienza e regolarità camminino insieme non è sottoporre tutto a cento occhi – ciascuno dei quali si giustificherà con la cecità altrui – ma rendere capaci e responsabili i dirigenti. L’avere paura del decisore favorisce la corruzione diffusa. Ed è esattamente questa la condizione in cui si trova un Paese che se ha bisogno di fare in fretta deve prima provare a cambiare la legge, cioè ha già perso l’appuntamento con la realtà.
Quell’emendamento, la sua necessità e il suo ritiro raccontano quindi molto della nostra Pubblica amministrazione. Il dramma è che il problema si considera superato proprio perché non lo si è risolto.
Davide Giacalone, La Ragione 9 luglio 2025
