Politica

Che non sia l’inzio della fine

La cosa peggiore sarebbe far cominciare, dopo appena un anno, la fine della legislatura. Lenta e sfibrante. Alcuni sintomi ci sono e, facendo gli scongiuri, li segnalo. Intanto il referendum tramonta, abbandonato anche da Berlusconi, che sembrò interessato allo spariglio, ma ora cerca più riparo che nuove sfide.

Tramonta assieme alla riforma del sistema elettorale.
A sinistra hanno perso ma non abbastanza da far i conti con la realtà. Sono quasi tutti professionisti della politica e tireranno a campare per altri quattro anni, nel frattempo sperando che, dal grande ventre che fu democristiano, possa nascere qualche altro federatore dei diversi e degli opposti, talché la rimonta cominci con le regionali dell’anno prossimo. Giocheranno di sponda, puntando sul logoramento del governo.
La maggioranza, del resto, si conserva elettoralmente tale. Ma al successo della Lega si dovranno dare i dovuti onori, il che farà venire il mal di pancia al corpaccione del partito unico ed il dolor di testa a chi sgomita per la visibilità politica. Più spazio alla Lega significa meno spazio per la convivenza fra i reduci di An e di Forza Italia, e, si sa, nella calca la rissa è più facile. Più cedimenti alla Lega portano meno peso politico a chi vuole costruirsi un futuro svincolato dal passato, Fini in testa. In tutto questo non c’è nulla di nuovo, va avanti così da anni, con Berlusconi che fa da collante e mediatore. E qui il discorso si fa delicato.
Non siamo nati ieri. Se circolano, a mazzi, foto scattate in un luogo attorno al quale ci sono due reti di protezione, una privata e l’altra statale, non mi concentro sul loro contenuto, ma sulla loro esistenza. Se osservo il contesto nel quale sono state gettate, non indulgo a parlar di costumi, ma osservo che il terreno era stato fertilizzato. E gli effetti si sono visti. E’ finita? Non lo so, ma qualcuno sta giocando sporco. E non è la sinistra, che, al più, s’è messa al vento. Qui è al lavoro un pezzo d’Italia, che non ha nessuna intenzione d’essere governato, e punta a congiungersi con i dolori autunnali, che la crisi e l’attendismo portano con sé.
Se non vogliamo subire quattro anni di calvario, chiediamo che la reazione non sia difensiva, con riformicchie a mo’ di sacchi di sabbia, ma una riscossa liberalizzatrice e riformista.

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