Gli asset russi che si trovano in Unione Europea sono e restano congelati senza limiti di tempo, né saranno restituiti nella loro interezza, perché posti a presidio del pagamento della ricostruzione ucraina, considerando la Russia di Putin responsabile della sua distruzione. Questo è il punto da tenere fermo a mente. Oggi il Consiglio europeo discuterà non questo tema – già deciso e assodato – ma la possibilità che quegli asset possano essere in qualche modo utilizzati, come collaterale o comunque riferimento finanziario, per finanziare la resistenza dell’Ucraina. Che sarà comunque finanziata, anzi le si dovranno assicurare almeno due anni di copertura. Perché chiarire che l’Ucraina non imploderà per mancanza di mezzi – come paventa Trump – è la cosa più seria e concreta che si possa fare per favorire la pace, lasciando a Putin la responsabilità di massacrare la Russia.
Ieri due passaggi parlamentari sono stati molto importanti: quello di Ursula von der Leyen al Parlamento europeo e quello di Giorgia Meloni al Parlamento italiano. Von der Leyen ha ricordato che i 150 miliardi del programma Safe, per la difesa comune europea, sono già stati superati dalle richieste di 19 Stati membri, sicché si procederà a un nuovo ciclo di finanziamento. Significa che la difesa europea non è un’ipotesi futura ma un (importante) investimento già in corso. Da qui in poi l’Ue dovrà essere capace di difendersi da sola, senza per questo mettere in dubbio l’Alleanza Atlantica e la Nato, mentre già da sola si è posta irremovibilmente al fianco dell’Ucraina. È vero che gli investimenti del passato sono stati insufficienti – ha sostenuto – ma ora si corre e non ci si ferma. Quel che non ha detto è che il merito di questo va a Donald Trump, che ottiene l’effetto opposto di quel che si proponevano lui e Vance.
Al Parlamento italiano s’è ascoltato un discorso della presidente del Consiglio che poteva essere fatto da uno come Emilio Colombo, più europeista di quanto sia stato Giulio Andreotti. Accanto a lei un Matteo Salvini marmorizzato, il giorno prima assente al Quirinale, ove si discuteva lo stesso tema. Più volte sono stati fatti riconoscimenti alla Commissione europea e ricordate la necessità dell’Ue e la sua convenienza. Sull’accordo con il Mercosur s’è ribadito di volerlo firmare, salvo qualche garanzia in più (ma quale, sovvenzioni? Sarebbero comunque a carico di contribuenti e consumatori) per gli agricoltori. La scelta d’essere dalla parte dell’Ucraina, condannando la criminale invasione russa, è stata ribadita e (giustamente) rivendicata alla propria coerenza. Finalmente si dice con chiarezza che quella guerra d’invasione i russi l’hanno già persa: «Mosca è impantanata in una durissima guerra di posizione tanto che dalla fine del 2022 a oggi è riuscita a occupare appena l’1,45% del territorio ucraino». Del che s’è accorto anche il leghista presidente della Camera, Lorenzo Fontana, che appena ieri girava con le magliette pro Putin. Accipicchia, dev’essere diventato evidente quel che sosteniamo da quasi quattro anni.
Meloni è andata oltre: non soltanto considera «irragionevoli» le richieste russe, ma ribadisce il favore al congelamento senza scadenza degli asset russi e apre al loro utilizzo immediato, purché in un quadro giuridico chiaro. Il che è giusto, perché noi siamo nel mondo del diritto e non in Russia, pertanto sarà oggetto della discussione odierna in Consiglio europeo. Le difficoltà sono molte, come i pericoli, ma nulla cancellerà le decisioni già prese. Come sopra ricordato.
Il pietrificato Salvini proverà a confortarsi con le struggenti parole che gli giungono da Mosca, compiaciuta per il suo aver ricordato che la Russia non perde le guerre. Peccato che una guerra in Russia la vinse anche Camillo Benso Cavour e ci riferiamo alla sua difesa della Crimea dalle pretese della Mosca zarista. Guarda un po’ com’è dispettosa la storia, benché riservi le sue succose prelibatezze soltanto a chi abbia trovato la voglia, il tempo e la capacità di studiarla.
Davide Giacalone, La Ragione 18 dicembre 2025
