Politica

Crosetto & Guerini

Crosetto & Guerini
Lorenzo Guerini salutò sull’uscio Guido Crosetto: l’uno ministro della Difesa uscente e l’altro entrante. Il primo era parte del governo (Draghi) che fu il più lesto e il più netto fra gli europei, nel porsi al fianco dell’invasa Ucraina; il secondo è parte del governo (Meloni) che continuò quella scelta, avendola condivisa quando era ancora all’opposizione. Fra i due ministri ci sono delle differenze, ma sono assai meno significative di quelle esistenti fra ciascuno e i loro rispettivi alleati. Provengono, del resto, dallo stesso partito: la Democrazia Cristiana.
Ripetiamolo: non sono uguali. Ma ci sono quattro temi fondamentali: a. la posizione pro Ucraina; b. la scelta della difesa europea, con relativi fondi per alimentarla; c. l’aumento delle spese per la difesa; d. la distinzione nel rapporto fra noi (italiani ed europei) e gli americani da quelli, reali o supposti, di consonanza politica con questo o quel presidente. Si deve scavare con attenzione per trovare differenze su questi quattro temi, che li veno molto vicini.
Il punto è che un elettore dovrebbe scegliere fra Crosetto e Guerini. E dovrebbe farlo non tanto dedicandosi con attenzione alle loro differenze, quanto scommettendo su quanto l’uno o l’altro sarà prigioniero della propria coalizione, nella quale si trovano e sono determinanti soggetti che la pensano all’opposto. Ci sono quelli che vorrebbero abbandonare l’Ucraina al suo destino, preferendo apertamente Putin, che considerano un pacifista infastidito dall’imperialismo ucraino. Ci sono quelli che considerano negativo tutto quello che sa di Ue e millantano sovranità italiane da contrapporre a subordinazioni europee. Quelli che si deve spendere in ospedali e non in armi. E quelli che sono anti americani e trumpiani o americanizzanti e antitrumpiani. Rispetto a tutti costoro, che sono una sommatoria di minoranze forsennate, un elettore razionale preferisce Crosetto & Guerini.
Solo che anche loro due sostengono che il miglior mondo possibile è quello in cui possano dividersi e consegnarsi prigionieri, ciascuno dei propri estremisti. Il che spinge quell’elettore a commettere un errore solidale: non va a votare. Farebbe meglio a votare contro questo autolesionismo.
Davide Giacalone, 9 luglio 2026
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