Politica

DisTorti

Mano che schiaccia una figura umana stilizzata con una pietra, mentre sullo sfondo appare una sagoma sfocata imponente; titolo “Distorti”.

Il voto ungherese non rafforza l’Unione Europea e il blocco navale americano non ci riporta al tempo degli imperi. Il pregiudizio nel leggere la realtà genera luoghi comuni distorti che poi si ribaltano quando vengono smentiti, generando conseguenze maledettamente pratiche.

Prima del voto ungherese i declamatori di false ovvietà andavano sostenendo che la conferma di Orbán sarebbe stata un duro colpo per l’Ue. Noi sostenevamo che lo sarebbe stata per gli ungheresi, mentre non ha senso che a ogni votazione nazionale (ma anche regionale o comunale) si consideri in bilico l’Ue. È pure ridicolo. Mentre è interessante ma non dirimente la natura del vincitore Magyar, che già sapevamo proveniente dallo stesso partito dell’uscente. Quel che conta è non soggiacere a una visione distorta: gli ungheresi hanno potuto votare chi diamine preferiscono soltanto perché si trovano dentro l’Ue. Micidiale e autodistruttivo il non capirlo.

Se non ha “vinto l’Ue” di sicuro ha perso la ditta Putin&Trump: entrambi si sono esposti e sono affondati. Nel caso di Trump si ha anche la sensazione che se solo appoggia qualcuno o qualcosa sia giunto il tempo di congedarsi da quello: porta sfortuna. Al contrario, Prevost rischia il processo di santificazione in vita. Dopo la rottura con Musk puntiamo gli orologi per la rottura con Vance, collezionista di musate imbarazzanti e oscene.

L’altra distorsione interpretativa s’è vista sul lato bellico: tutti presi dal partecipare – da smagati che lo sapevano – al funerale del diritto internazionale, ci si è lasciati illudere dal rinascere degli imperi e dal ritorno delle cannoniere. Gli imperi sono in effetti tornati in campo, ma da perdenti. Che sia la versione mistico-nazionalista di Putin o quella mistico-personalistica di Trump, i grandi cannonieri non riescono a superare la resistenza dell’aggredito. Resistono sia l’Ucraina (dalla parte della ragione) sia l’Iran (dalla parte del torto). Il solo impero che conserva l’aura dell’imbattibilità è quello cinese, ma perché non si è battuto e non è stato battuto. Sarà il caso di riflettere su quanto la globalizzazione abbia cambiato anche le guerre, rendendo più efficace la difesa, coinvolgendo più interessi colpiti dall’offesa.

Difendersi è diventato più facile che offendere perché gli interessi che vengono colpiti sono più vasti e importanti di quelli dell’imperialista conquistatore. Tutto ciò a tacere della pur non irrilevante questione relativa alla difesa dell’inviolabilità dei confini nazionali e della libertà e autodeterminazione dei popoli.

Sarà bene ricordare quel che il governo cinese sostenne fin dall’inizio, pur portando il suo aiuto alla Russia: mai violare i legittimi confini di una nazione. E sebbene loro considerino Taiwan parte stessa del loro territorio, comunque si sono guardati bene fin qui dal tradurre in azioni e in azioni militari tale loro pretesa. Per questa ragione l’opera diplomatica che può essere svolta consiste nello spingere la Cina a comprendere che gli squilibri che si sono creati determinano un enorme problema non soltanto alle democrazie occidentali (cosa che a loro fa piacere) ma anche ai loro interessi vitali.

Attraverso questa strada può essere ricostruito il multilateralismo oggi effettivamente praticabile. E questo è uno spazio politico che l’Unione Europea può ragionevolmente e legittimamente occupare.

In Ungheria s’è vista la conferma del convergere della Casa Bianca e del Cremlino contro l’Unione Europea. Si pensavano giganti e incontrarono Golia. L’Ue mostra la forza del diritto, ma tarda nell’accedere al diritto alla forza. Sulla difesa comune si andrà avanti e da quelli che la realizzeranno nascerà un nucleo più forte e pesante. Che in Italia si pensi sia un buon affare prendere il posto di Orbán dimostra che il gas s’è diffuso nell’ambiente e asfissia il buon senso.

Davide Giacalone, La Ragione 14 aprile 2026

Condividi questo articolo