Il problema sono le guerre, non il prezzo dei carburanti. Cui si deve fare fronte. Il prezzo della materia prima incide per un 30%. Lo si dice a destra e sinistra, ma non si può calmierare riducendo la pressione fiscale – che costituisce la metà del prezzo – perché di quei soldi lo Stato ha bisogno dovendo pagare gli interessi sul debito. Sicché pensare di rimediare aumentandolo e dando soldi alle imprese è come affrontare l’alcolismo con il fiasco.
L’Italia è vulnerabile, come la Germania, perché dipende troppo da gas e petrolio. Ma è inutile dirselo se dopo quattro anni di guerra in Ucraina sul nucleare siamo a zero. A parte le interviste e le promesse. La domanda è: sono stati individuati i siti dove costruire le centrali? No, quindi siamo a zero. Vero che una centrale non si realizza in qualche mese, ma vero anche che così non basteranno i secoli.
Restano allora le misure emergenziali, con margini ristretti e facendo promesse che poi non si mantengono. Roba da detestare energeticamente.
Davide Giacalone, La Ragione 12 marzo 2026
