Politica

Euro, dubitarne per salvarlo

E’ intollerabile che i giudici costituzionali tedeschi ritengano di potere andare in vacanza e posticipare al 12 settembre la decisione sull’Esm, il così detto fondo salva-stati. E’ inaccettabile che la Germania prolunghi a proprio piacimento il non dovuto vantaggio di finanziarsi gratis e indebolire i concorrenti costringendoli a pagare sangue. Ma è ancora più imbarazzante che qualcuno creda veramente l’Esm possa salvare questo o quello Stato. Da tre anni a questa parte, da quando la crisi dei debiti ha fatto la sua comparsa a oggi, si sono tenuti 30 vertici europei, tutti mirabilmente inutili. Si fa finta di non vederlo, dirigendoci giulivi verso il precipizio, oppure è lecito avvertire che si sta perdendo del tempo prezioso?

I giornali italiani riportano senza troppi commenti l’affermazione del ministro del tesoro tedesco, Wolfgang Schäuble: l’Italia non avrà problemi a finanziarsi. Come se il problema fosse farsi dire “bravi” dai tedeschi. L’Italia ha già problemi enormi a finanziarsi, già paghiamo assai più del dovuto, già ci sveniamo, sicché quelle parole sono oltraggiose. Che le si prenda come incoraggiamento è segno dell’insufficienza della nostra classe dirigente, giornalisti e opinionisti compresi. La stessa che ora ripete quanto sostenuto, giorni fa, dal governatore della Banca d’Italia: 200 punti di spread sono colpa nostra, il resto è colpa dell’euro. Noi lo scriviamo dal luglio scorso. Ma non avevamo ascolto, perché lo sport nazionale consiste nell’usare i disastri per riuscire a colpire il proprio nemico interno. Era demente ritenere che l’impennata degli spread dipendesse dal governo Berlusconi, è demente imputarla oggi a Monti. Il punto è, però, che il governo commissariale era stato imposto quale rimedio. E non ha funzionato. Attenzione: non è che non ha funzionato perché c’è instabilità politica interna (altra balla che avvince i provinciali, diffusa da imbroglioni), ma perché non s’è mosso un pelo della politica europea. Il vuoto politico che sta distruggendo l’Europa è europeo. Il che non copre e non giustifica le miserie di casa nostra, ma è da selvaggi e da cretini credere che se la si smette di fornicare il dio di turno farà piovere. Dobbiamo fare riforme profonde, anche costituzionali, dobbiamo vendere patrimonio, abbattere il debito e diminuire la tasse, ma nulla di tutto questo potrà essere messo in faccia a mercati che chiedono risposte dalla sera alla mattina.

Quindi dobbiamo capire che la fine dell’euro, l’uscita dalla moneta unica, non sono variabili della propaganda politica interna, ma serie possibilità imposte dal cumulo di errori commessi. Anzi, la metto in modo più crudo: se noi italiani vogliamo dare un utile contributo alla salvezza dell’euro dobbiamo annunciare che, a queste condizioni, siamo pronti ad andarcene. Solo mettendo sul piatto la forza della politica, smettendola di biascicare sciocchezze penitenziali sui compiti a casa, potremo ottenere che la partita non si risolva con un danno ai nostri interessi. Solo chiarendo che non siamo disposti a pagare le colpe di altri (le nostre sì, ci spettano, abbiamo il dovere di farlo) otterremo credibilità politica. Magari i giudici tedeschi torneranno dalle vacanze italiane. Giusto in tempo per dire loro che possono anche rilassarsi, tanto quel che ci vogliono far credere sia prezioso non vale nulla. Ci vuole molto di più, ci vuole federalizzazione vera.

In quanto al governo Monti: se serve ad avere autorevolezza in quella direzione, superando la colpevole e rissosa inerzia delle forze politiche, che resti al suo posto, meritando rispetto; se, invece, crede sul serio d’incarnare una specie di superiorità etnica, immune da critiche e intenta a redimere gli italiani dai loro peccati, per giunta fallendo ripetutamente analisi economia (le cose di oggi, ripeto, le scriviamo da luglio 2011!), allora possiamo farne a meno. Abbiamo già dato. Troppo.

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