Politica

Fine dei Giochi

I giochi del Mediterraneo, svoltisi a Pescara, si sono conclusi. Nel marzo scorso ne scrivemmo molto criticamente, relativamente all’inaccettabile esclusione d’Israele, poi anche riguardo alla regolarità delle spese fatte. Durante il loro svolgimento ho taciuto, rispettando quel che poteva avanzare di spirito sportivo.

Dei ragazzi hanno gareggiato in modo leale ed i vincitori hanno gioito. Ha gioito anche certa politica, tartufesca e furbastra. Siccome viviamo in un Paese che detesta la memoria, che prende per seccatori quanti la coltivano, alimentando la cultura del “chi ha avuto ha avuto e chi ha dato ha dato”, ci torno, da seccatore consapevole.
Chiudendo i giochi, il presidente del comitato internazionale, Amar Abbadi, ha parlato di “una festa grandiosa, una sfida onorata”. Falso, sono state disonorate anche le promesse minimali. Quando sollevammo il problema il commissario governativo, Mario Pescante, risposte due cose: a. non è colpa dello sport, ma della politica; b. inviteremo all’inaugurazione sia la delegazione israeliana che quella palestinese. Premesso che Pescante è un uomo politico, con una lunga storia nello sport, non solo le delegazioni non si sono viste, ma neanche nelle dichiarazioni conclusive s’è trovato modo di promettere che si rimedierà, in futuro, alla vergogna del presente. Una pagina pessima, insomma, il cui rimbombo è amplificato dal silenzio collettivo.
Rispondendo alle nostre critiche, nel marzo scorso, Pescante stesso manifestò seri dubbi sull’opportunità e l’oculatezza degli investimenti fatti. Scrisse che non avrebbe voluto le gare sul lago di Bomba, ma che, oramai, i soldi erano stati dati. Essendo egli non solo un parlamentare, ma il commissario governativo, mi domando: e che altro serve per aprire un’indagine, per cercare di capire se si sbaglia lui o se soldi pubblici sono stati buttati, perché ed a vantaggio di chi? Non ho altro da aggiungere, mi limito al quesito. Ma osservo che, in altri casi, basta un “si dice” per far partire le inchieste, mentre qui non è sufficiente neanche una tale, informata ed autorevole, denuncia.
Queste parole cadranno nel vuoto, nessuno è interessato. Quel vuoto, però, fa impressione, perché di quello è piena una vita collettiva che ride di principi e ideali, preferendo tresche e convenienze.

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