Politica

Francia nelle urne

Il voto francese porta con sé molti significati, ai quali converrà dedicare l’attenzione che meritano. A caldo mi pare che siano due le questioni più rilevanti: i guai dell’Europa ed i pregi del sistema elettorale.

Noi europei viviamo in un continente in cui ciascuna singola nazione ha delegato sovranità e scelte importanti all’Unione, ma, al tempo stesso, l’Unione non ha guadagnato legittimità democratica e capacità di governo. Attenzione, perché in questa situazione non vi sarà rimedio al vedere crescere movimenti esplicitamente antieuropeisti. Movimenti che troveranno spazi nelle paure e nei risentimenti, che faranno leva su problemi seri e reali (come l’immigrazione) non proponendo soluzioni bensì insani ed impossibili rifiuti.

Se la politica non saprà parlare dell’Europa affermando il giuoco degli interessi e delle opportunità, allora per l’antipolitica sarà più facile agitare i sentimenti d’avversità.

Oggi la Francia si ritrova Le Pen al ballottaggio, ed è certo una circostanza deprecabile ed umiliante, non meno che legittima. Le Pen perderà, ma, cosa che conta di più, non guadagnerà peso politico perché il sistema elettorale maggioritario a doppio turno continuerà a tagliare le ali. Se la Francia avesse, per sventura, il nostro sistema elettorale la destra xenofoba diventerebbe determinante e potrebbe contare su una nutrita truppa parlamentare. Ci riflettano, i tromboni dell’o di qua o di la.

Jospin perde non perché l’alto numero di candidati di sinistra ha disperso i voti, ma perché l’inesistenza di una proposta politica di sinistra ha lasciato spazio a troppi candidati. Alla sinistra italiana che ama il profumo delle cretinerie galliche lo andiamo ripetendo da tempo. Speriamo che lo schiacciante significato dei numeri induca a ragionare.

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