Politica

Giocando, con la pelle d’Israele

Questa è una storiaccia, la cui responsabilità ricade sul governo e sulla maggioranza. Senza attenuanti. O, meglio, si può invocare la non consapevolezza circa il cosa ci si accingeva a calpestare. Ma non è una bella tesi. In breve: il governo e la maggioranza di centro destra rappresentano la parte del nostro mondo politico più vicina ad Israele, si organizzano dei Giochi del Mediterraneo che falsamente affermano d’essere l’Olimpiade dei Paesi bagnati da quel mare, mentre escludono la presenza della stella di David. Non uno scivmondo politico più vicina ad Israele,olone, ma un tragico e voluto errore.
Cominciamo da qui. Quei Giochi hanno in Sabatino Aracu il loro reale artefice ed alfiere. Parlamentare del Popolo delle Libertà. L’organizzazione è ora in mano ad un commissario governativo, Mario Pescante, il quale è corso a dichiarare: “La politica non può scaricare le sue colpe sullo sport. Si scopre, dopo 60 anni, che Israele non sarà ai Giochi. E’ la politica”. Già, infatti lui è parlamentare, sempre dello stesso partito, è stato sottosegretario in due governi di centro destra, ed è anche presidente della commissione parlamentare che si occupa delle politiche europee. E’, insomma, nominato dal governo e siede in Parlamento, dove si occupa di politica estera. Chi diavolo crede che sia, la politica?
Proprio tenendo presenti queste sue prestigiose credenziali, si legga quel che è riuscito a dire, facendo eco al presidente del Comitato Internazionale dei Giochi, l’algerino Amar Addadi: “Già dieci anni fa a Bari abbiamo fatto tutto il possibile per avere Israele e la Palestina ai Giochi, ed il tentativo è fallito proprio a causa delle posizioni assunte dalle due nazioni coinvolte”. Due “nazioni”? Quali? Pescante ha, da solo, risolto il problema del Medio Oriente, ha già fatto nascere due Stati per due popoli ed ora, in attesa del Nobel (per la pace o per la fantasia), gli resta solo da convincerli a venire assieme a Pescara, visto che, per un equilibrio che sta nella testa sua e dell’algerino, non se ne può prendere uno senza l’altro. Vabbe’ che si festeggia il centenario futurista, ma il baccano meccanizzato deve avergli confuso le idee.
Primo ripassino, ad uso del politico, commissario, sportivo, mediatore internazionale, equanime ospite: i primi Giochi del Mediterraneo si disputarono nel 1951, quando Israele già esisteva (la nazione palestinese aspettava ancora Pescante), da un’idea di Mohammed Taher Pacha presidente del Comitato olimpico nazionale egiziano. L’Egitto non riconosceva il diritto d’Israele all’esistenza, come gli altri Paesi arabi, non limitandosi alle parole, ma usando le armi. In ossequio allo spirito olimpionico, Israele fece comunque richiesta di prendere parte ai Giochi, essendo indiscutibilmente un Paese mediterraneo, solo che la candidatura fu ripetutamente bocciata. Secondo la dottrina Pescante, però, non solo Israele deve ogni volta riproporre la candidatura dei propri atleti, ma deve farlo presentantosi con una nazione che non esiste, quella palestinese. Secondo bignamino, perché non si sa mai: lo Stato palestinese non esiste perché non lo vogliono i Paesi mussulmani nemici d’Israele, i quali, a turno e nel tempo, hanno finanziato non il popolo affamato, ma i terroristi che ammazzano i civili israeliani, in modo da rendere impossibile ogni ipotesi di pace ed indebolire l’unica cosa nazionale che esiste in Palestina: l’Autorità Nazionale Palestinese (nata dagli accordi di Oslo fra Israele e l’Olp di Arafat), ora presieduta da Abu Mazen e militarmente combattuta da quelli di Hamas.
Quando era al governo Romano Prodi, l’ultima volta, abbiamo duramente criticato sia la posizione del suo ministro degli esteri, Massimo D’Alema, che si riteneva equivicino a quelli di Hezbollah e considerava Hamas una forza politica democratica. Così come abbiamo manifestato un vivace disappunto quando i due indirizzarono al capo del governo iraniano una lettera in cui riconoscevano la legittimità della sua aspirazione ad essere potenza regionale, costruita grazie ai proclami in cui annunciava la cancellazione d’Israele dalla carta geografica ed agli aiuti, in soldi ed armi, che inviava ai suoi nemici presenti in Libano ed in Palestina. Ora che il governo è cambiato, dopo avere letto le parole di Pescante, che, come detto, non è un passante qualsiasi, né a Palazzo Chigi né alla Farnesina se la possono cavare dicendo: e noi che c’entriamo? Nel migliore dei casi vi siete distratti. Ora che lo sapete, muovetevi. Rimediare non sarà facile, ma, almeno, allontanate i responsabili.
Tutto questo senza far parola dei 52 milioni di euro stanziati, che a furor di popolo parlamentare, naturalmente bipartisan (non c’è nulla di più costituzionalmente unificante dei quattrini), sono destinati ai Giochi, con spese per ristrutturazione di impianti sportivi di cui ancora oggi, con i giochi che iniziano il 26 giugno, si discute se utilizzare o meno. Tuttora si cerca il lago su cui fare canottaggio, ed è già una buona cosa che non se ne faccia uno apposito, artificiale.
Il problema politico è evidente, il resto si vedrà.

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