Politica

Gli interessi ed il conflitto

Il conflitto d’interessi, in un Paese libero e democratico, è un problema serio. Le proposte di cui discuterà il Parlamento no. La possibilità che un cittadino, utilizzando le cariche di governo ai vari livelli territoriali, incrementi il proprio patrimonio, è esecrabile. Con quelle proposte non si pone alcun rimedio.

Che interessi diversi siano considerati in conflitto non può essere un’opinione politica, ma un dato oggettivo: essere amministratore della società che vende ed anche di quella che compra non dovrebbe essere lecito, se ci sono interessi di terzi da tutelare. Se nel caso Telecom, come in tanti altri, se ne fosse tenuto conto sarebbe stato meglio. Ma non è oggettivamente individuabile un conflitto d’interessi nel caso di un incarico governativo, quindi la prima soluzione da adottarsi è l’assoluta trasparenza e la penalizzazione della bugia.
Del patrimonio dell’uomo di governo, e dei suoi familiari, si deve sapere tutto. Chi occulta o mente deve pagare. Questa è etica pubblica. Se domando ad un segretario di partito se esistono relazioni economiche fra lui ed un determinato gruppo imprenditoriale e quello mi risponde di no, poi li trovo a complimentarsi vicendevolmente perché “abbiamo una banca”, trattasi di bugiardi, in quanto tali additabili alla pubblica opinione. Se la morale non fosse bislacca ed elastica, già questa sanzione sarebbe letale. Ma veniamo alle misure concrete, contenute fra quelle sciocche e provocatorie proposte.
La legge ti riguarderà se hai un patrimonio superiore a 15 milioni di euro. E perché? Dovrebbe riguardare tutti. E’ più sospetto chi ha 15 milioni in partenza, o chi non ha un tallero e si ritrova con 20? E poi: chi ha più di 15 milioni deve mettere i propri beni in un “blind trust”, ovvero in un fondo cieco, in modo da non sapere nulla. Che bella sciocchezza! E’ ovvio che vale solo per i patrimoni finanziari, per gli investimenti azionari (ed in quel caso la norma dovrebbe essere valida a prescindere dal valore patrimoniale), ma non ha senso quando si tratta d’industrie. Se facciamo capo del governo Leonardo Del Vecchio non servirà a nulla fargli mettere la Luxottica in un fondo cieco (sorte paradossale, per chi fa occhiali), perché saprà sempre quali e dove sono i suoi interessi. Si proibisce a Del Vecchio di fare il presidente del Consiglio? Ma neanche per sogno, semplicemente gli s’impone di rendere noto tutto quel che ha e si misura da dove arrivano i futuri guadagni.
Un medico non può andare alla Sanità (sarebbero stati fuorilegge Veronesi e Sirchia), un avvocato alla Giustizia (ci si ricordi di Oronzo Reale, avvocato e grande ministro). Ed al Lavoro chi ci mettiamo? Un lavoratore no, un disoccupato nemmeno. Mettere all’istruzione un analfabeta è esperimento già fatto. Sono gli spropositi di una sinistra ideologica che ha la testa tanto dura da non riuscire a capire cosa sia la democrazia, ovvero il conflitto delle idee e degli interessi. Siamo tutti portatori d’interessi (non tutti d’idee) e non dobbiamo spaventarcene. In democrazia esiste l’opposizione anche per avvertire i cittadini di quali sono gli interessi di chi governa. Il conflitto è cosa buona e giusta, mentre è diabolico tentare di sopprimerlo per far prevalere un ipotetico ed abusivo “interesse generale”, giacché quella è la strada che battono le dittature.
Ed è qui che volevamo giungere. Oggi la maggioranza di sinistra vuol discutere le nuove norme sul conflitto d’interessi per sbarrare la strada al leader dell’opposizione, Silvio Berlusconi. Ma siccome si vergogna di un tale obiettivo, tenta di mascherarlo come riguardante molti altri casi, il che, se possibile, peggiora le cose. Con quelle norme non si risolve nulla, si accede ad un nuovo paradiso dell’ipocrisia e della menzogna, con interessi forti e potenzialmente pericolosi rappresentati solo dai burocrati della politica, che di quelli sono dipendenti. Se, malauguratamente, faranno una legge il mercato della politica sarà più inquinato, non più limpido, e gli interessi occulti conteranno di più, a scapito di quelli su cui il cittadino elettore può sempre pronunciarsi. La faziosità rabbiosa di chi non ha mai raccolto la maggioranza dei consensi elettorali, insomma, si scaricherà sulle istituzioni, incrinandole ulteriormente. Questa è la partita in corso, e ci riguarda tutti. Nei nostri interessi.

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