Politica

I teppisti ed i somari

L’aumento del numero dei bocciati, come anche dei non ammessi alla maturità, non significa, automaticamente, che la scuola sia divenuta più meritocratica. Sarebbe bello, ma la realtà non autorizza questa deduzione. Bocciare per la cattiva condotta, ad esempio, è più che giusto. I somari disciplinati

però, continuano ad avere accesso alla promozione.
Sono somari per colpa loro, o per colpa della scuola? Tre dati servono a fotografare una situazione scandalosa: a. la capacità media, nei primi anni scolastici, è più vivace al sud; b. il rapporto s’inverte totalmente nel corso degli studi, ed a Trento sono più bravi che a Palermo; c. messi a paragone con i loro coetanei d’Europa i nostri ragazzi sembrano deficienti al sud ed in linea al nord. Posto che le persone non regrediscono nel tempo, ciò vuol dire che al sud si dispone di una scuola largamente peggiore che al nord, e posto che l’ordinamento è sempre lo stesso, possiamo stabilire la seguente relazione: più la docenza è solo un modo per avere uno stipendio sicuro, meno la scuola è di qualità. Per i giovani del sud è una tale fregatura che sarebbero giustificate delle rivolte.
Gli studenti, invece, protestavano per i benefici corporativi dei loro insegnanti. In questo dimostrando d’essere effettivamente scemi. Lo scrivemmo durante i cortei e le occupazioni, ora i dati Ocse ci danno ragione: in Italia ci sono più docenti, in rapporto agli studenti, che nella media europea, e più ore d’insegnamento. I cortei, quindi, marciavano nella direzione sbagliata. In ultimo: è vero che l’età media dei nostri insegnanti è superiore a quella europea, ma non è detto sia saggio favorire l’uscita degli “anziani”, perché spesso si tratta dei migliori.
Morale della favola: il problema non è (solo) nell’organizzazione dei corsi di studio, ma nell’organizzazione e controllo del lavoro, la meritocrazia a favore degli studenti non potrà mai esserci senza meritocrazia, e premi, a favore dei docenti che valgono. Basterebbe rendere noti i risultati d’apprendimento, pubblicare i risultati ottenuti nella vita da chi ha studiato in quella data scuola e con quel professore, lasciare libere le famiglie di spendere consapevolmente i soldi, che i produttori d’ignoranza si troverebbero ad essere disoccupati. Con gran beneficio collettivo.

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