Politica

Il falso, nella revisione comunista

Ho il cuore tenero, e mi si spezza nel vedere quel pover’uomo di Fassino continuare a sputare sul passato suo, dei suoi compagni e del suo partito pur di stare a galla. Se lo risparmi, perché tanto è un falso, e gli spiego il perché in meno di 2300 battute.

Che il comunismo sia stato e sia fame, terrore e morte non c’è bisogno che lo dicano loro, lo sanno tutti quelli che non vivono nell’analfabetismo della fede ideologica. Questo giudizio, che non sarà mai smentito, non porta automaticamente all’inferno tutti quanti furono comunisti, perché in quel vasto popolo c’è un esercito di persone che fu in buona fede e credette di essere dalla parte della ragione. Militarono, invece, al fianco d’affamatori e carnefici, mancando loro la capacità ed il coraggio di accorgersene (e sì che alcuni lo gridarono!). Questo vale per il gregge, ma non per i pastori. Loro sapevano. Sapevano che Togliatti fu complice della carneficina, sapevano del Gulag, sapevano delle persecuzioni e della fame, sapevano di essere mantenuti con i soldi inviati dalla potenza militare che avrebbe voluto annientare la libertà. Lo sapevano Fassino, D’Alema, Veltroni, Mussi, ovviamente Berlinguer, Natta & C.. Lo sapevano tutti quelli che sono ancora lì, dato che mancano solo i morti, e sapevano di aver preso soldi sporchi di sangue fino al 1991. Ripeto: fino al 1991.
Contro la loro macchina propagandistica, contro l’enorme potere economico che derivava loro dal sommare i soldi sovietici a quelli della lottizzazione, si batté il mondo democratico, ed in particolar modo la sinistra democratica. Per battersi ebbe bisogno di soldi, e se li procurò chiedendoli in Italia. Dice Violante che si deve riabilitare Craxi. Fassino concorda, io no. Semmai è la sinistra democratica che dovrebbe stabilire se vuol riabilitare questi bugiardi, falsi, persecutori, sfuttatori d’amicizie giudiziarie, inquinatori della democrazia, traditori della sinistra. Manca ancora la verità su tangentopoli, e sulla bugia non si costruisce.
Gli effetti di quegli abominevoli errori li scontiamo ancora, e se fosse sincero il ripensamento dovrebbe riguardare la nostra storia ed i posti dove il Gulag è ancora aperto, come a Cuba. Ma non c’è morale, in quelle parole, solo convenienza e desiderio di conservare il posto avendo perso l’identità.

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