Politica

Il fantasma Orlando uccide la sinistra

La vittoria di Leoluca Orlando, a Palermo, segna una sconfitta durissima e brutale per la sinistra palermitana e siciliana in generale. E’ un regresso di cui l’intera città farà le spese, un salto nel passato, nel peggiore passato, che segna l’incapacità di cambiare passo, di alzare la testa, di guardare al futuro.

Il nemico di Falcone e Borsellino, l’infamatore di Sciascia, l’uomo le cui parole portarono alla morte del maresciallo Antonio Lombardo, il politico che prese tutti i voti dei quartieri che definiva mafiosi, il protagonista della disgustosa stagione giustizialista, riprende la guida della sinistra, dimostrando che in quella parte dello schieramento politico e culturale palermitano non è cresciuto nulla di buono e capace di resistere al trasformismo amorale di questo capopolo reazionario.

I Ds sono stati sconfitti, prima di tutto da se stessi e dalla loro incapacità di trovare anche solo un candidato che fosse estraneo all’orlandismo (Siragusa, da loro indicata, era stata assessore del suo rivale). Non hanno saputo costruire politica ed essere classe dirigente. E’ sconfitta, anche peggio, la Margherita, che aveva buttato fuori Orlando per ragioni politiche e poi se l’è ripreso, appoggiandolo, in ossequio al suo essere catalizzatore di voti. Neanche sfiorati dall’idea che, in quei come in altri luoghi, la citata caratteristica non porta con sé nulla di buono. Vince l’Italia dei valori, anima giustizialista e reazionaria della sinistra, che fa pernacchie alla logica incassando con un candidato che voleva processare tutti, meglio se in piazza, e che ora strizza l’occhio ai colpevoli dicendo: basta con i giudici, voltiamo pagina.

Da palermitano emigrato riconosco, in questa scelta suicida della sinistra, in questa voglia di prevalere a costo di negare se stessi, tutte le miserie che portano Palermo, città straordinaria con vocazione a parlare la lingua europea e mediterranea, ad essere zavorra dialettale di un mondo che pur di non cambiare è pronto anche a piacersi e compiacersi. Dice Orlando che si dovrebbe essere capaci di far bene quel che la mafia fa male. Se questo è lo scopo, lui è il sindaco giusto, pronto anche alla collaborazione. I palermitani che non volessero crescere e crepare ad immagine della disonorata società, sanno contro chi votare.

Condividi questo articolo