Politica

Il voto ed il vuoto

Mancano pochi giorni alle elezioni europee, ma non vedo passare l’ombra di un’idea, di una proposta, di un motivo per votare che non sia il tifo preconcetto. Il dibattito pubblico s’è ubriacato di una cattiveria senza costrutto, raggiungendo una rara bassezza. Con risvolti anche comici: ci sono quelli che amano talmente la famiglia, da disporne di diverse; ci sono quelli che neanche si poteva dire “moglie” o “marito”, perché s’era “compagni”, ed ora vogliono inchieste sulle compagnie; quelli che gli pesa non prendere la comunione, da quando sono divorziati, e si vendicano battezzando i figli del terzo matrimonio; e quelli che fanno i preti, occupandosi focosamente di immigrati e cassa integrazione, sicché quando cade a fagiolo un bel tema di corna ti dici: è la volta loro, e quelli sussurrano: è un problema di coscienza personale. Oh yes.
Mancando la politica, cerchi fra i candidati. Scorri le liste, guardi le facce che si mostrano nei manifesti. Chi sono? Magari anche brave persone, anzi, sicuramente, ma quello che pensano è noto solo ai loro intimi. Si polemizza sul fatto che li si scelga in base alla bellezza, da una parte e dall’altra, fra le femmine, i maschi e gli altri assortimenti. Per forza, falli essere anche brutti!
Nel frattempo la Fiat tenta di diventare una multistatale, trattando con altri governi europei. E’ un bene, è un male? Silenzio tombale, quasi fossero affari loro, forse intimi. L’Europa vive nella sconnessione fra rappresentanza popolare, potestà legislativa e governo della moneta. Ma è un tema che nessuno svolge. L’importante è essere eletti, tanto, che si possa fare veramente qualcosa, non ci crede nessuno. Sul fronte dell’immigrazione clandestina si potrebbe coagulare una posizione italiana, a difesa dei nostri interessi e rivolta a considerare europeo il problema. Ma la propaganda si fa, quando non ci si perde nelle mutande, dividendosi in “accoglienti” e “respingenti”.
Il voto europeo sarà solo un sondaggio a spese dello Stato, utile a misurare la forza di ciascuno ed a regolare i conti interni ai partiti. La classe politica confonde la raccolta dei voti con l’uso del consenso per legiferare e governare, così come quella industriale confonde il galleggiamento sui debiti con il disporre di idee per intraprendere. I risultati, si vedono.

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