Politica

Inadeguatezza politica

Su un tema serio, anzi tragico, misuriamo le debolezze strutturali del nostro sistema politico, verifichiamo quanto il maggioritario all’italiana abbia dato frutti avvelenati.
E’ naturale, ed è ciò che avviene in ogni democrazia, che vi siano opinioni diverse circa l’impegno militare in Iraq, e sarebbe anche ragionevole che, da noi, come altrove, le opinioni non siano solo due, favorevoli e contrari, ma si aprano su un ventaglio più articolato e pensato.
Negli Stati Uniti, come in Inghilterra, ad esempio, esistono movimenti pacifisti che chiedono il ritiro delle truppe, ma, in tutti e due i casi, le forze che si candidano a sostituire gli attuali governanti non contestano la scelta d’inviare soldati in Iraq, bensì, e senza fare sconti, la gestione di quella presenza.
E’ chiaro a tutte le persone ragionevoli che l’opzione del ritiro, semplicemente, non esiste. L’hanno potuto fare gli spagnoli, perché non decisivi. Potrebbero anche farlo (speriamo di no) gli italiani. Ma non possono farlo americani ed inglesi, per ragioni che giustificano la nostra presenza al loro fianco. Non è possibile, non è ammissibile che si consegni una tale vittoria a quelle stesse forze che avvierebbero una mattanza interna a quel paese, destabilizzerebbero i regimi dei paesi vicini e troverebbero maggiori ragioni per farci saltare in aria di tanto in tanto, per ammorbidire vieppiù le (ai loro occhi) imbelli democrazie.
Questo scenario è chiaro al democratico Kerry, che pure critica Bush e conta di batterlo alle elezioni di novembre. Gli è chiaro e non parla di ritiro. Se ne parlasse prenderebbe gli applausi di tutti quei movimenti che sfilano contro la guerra, ma saprebbe anche di essere un candidato alla sicura sconfitta, oltre che un irresponsabile. La stessa cosa vale per l’opposizione conservatrice a Blair.
Ma non vale per gli oppositori italiani. In barba alle prese di posizione di Rutelli, in barba ai ragionamenti di Amato, in barba all’evidenza dei fatti iracheni, ed anche all’evidenza che la sinistra, per vincere, non ha bisogno di spostarsi a sinistra, ma al centro, il nostrano Ulivo s’intruppa nella richiesta dell’immediato ritiro. Non fanno politica per governare, fanno campagna elettorale per fregare Bertinotti. Roba da non credere.
Così facendo rinunciano anche a mettere in evidenza le crepe enormi che si sono aperte nella maggioranza, rinunciano a dire che qualche alleato di governo sembra abbia scelto la strada spagnola. Ma come fanno a farlo? Come fanno a denunciare il comportamento della Lega, se, in fondo, lo condividono?
E non basta: non paghi di essersi evirati correndo appresso all’ala pacifista, adesso sollevano anche la questione istituzionale, premendo sul Quirinale affinché sia sancita l’illegittimità costituzionale della nostra presenza in Iraq. Come se una missione di pace cessi di essere tale per il solo fatto che ci sparano addosso. Che l’Iraq sia una zona di guerra non è una novità delle ultime ore, ma una certezza che ci accompagna fin dall’inizio. Solo che non è una guerra contro uno stato, ma una guerra contro organizzazioni terroristiche. Una guerra nell’interesse della nostra sicurezza.
L’opposizione non ha solo il diritto, ha il dovere di criticare il governo, di metterne in luce debolezze, indecisioni, errori. Ma spostandosi verso l’ala estrema della sinistra, collocandosi su una posizione irragionevole, e giudicata tale dagli stessi leader, appena qualche giorno fa, la sinistra mette in evidenza tutta la profonda inadeguatezza del nostro assetto politico: un maggioritario nel quale ciascuno dei poli fa concorrenza alla propria ala estrema, anziché spostarsi verso il centro. Una condizione che esclude serietà e capacità di governo.

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