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Intrigo fiscale

Intrigo fiscale

Il governo Meloni s’è insediato alla fine del 2022 e, da allora, ha ripetuto continuamente che sta praticando una politica fiscale che fa scendere la pressione sul ceto medio. La pressione fiscale era al 41,2% (in rapporto la Prodotto interno lordo) nel 2023; è salita al 42,2% nel 2024; al 42,9% nel 2025; ed è ora al 43,5%. In altre parole: da quando c’è il governo Meloni è costantemente cresciuta. A pagare sono sempre gli stessi e più del 90% del gettito dato dai redditi viene da lavoro dipendente e pensionati, vale a dire dal ceto medio. Vuol dire che il governo ha fatto il contrario di quel che promise e afferma di fare? Questa è una versione propagandistica, che pur con un fondo di verità non fotografa la realtà.

Il governo ha la responsabilità di avere moltiplicato le false flat tax. Già il solo fatto che le si indichi al plurale è la dimostrazione della truffa semantica e fiscale, perché la flat o è una sola o non esiste. Si sono aumentate le aliquote specifiche, s’è infittita la giungla fiscale e due redditi uguali ricevono tassazioni diverse a seconda del modo in cui vengono prodotti. Il che è profondamente ingiusto e viola il concetto di progressività contenuto nella Costituzione.

Per il resto il governo non ha determinato l’aumento della pressione fiscale, l’ha navigata senza timone. L’assenza di riforme ha tolto potenziale ai 200 miliardi di fondi europei e la crescita troppo bassa viene superata dall’inflazione, che trasforma in maggiore tassazione il pur limitato aumento dei redditi nominali. A questo si aggiunga il (giusto) recupero di parte dell’evasione fiscale, che si deve alla fatturazione elettronica e ai pagamenti con carte. Ovvero a misure cui gran parte dei governanti odierni s’opposero (ricordare il “pizzo di Stato”?).

Il tutto in un Paese in cui la spesa pubblica raggiunge il 50,9% del Pil. E c’è pure gente che va in giro a dire che è ora di finirla con le ricette liberiste, che qui non si sono mai viste, abitando nel socialismo reale. Di riqualificazione e riduzione della spesa pubblica non si parla più nemmeno, infatti cresce e resta disfunzionale. Sicché si accede a deficit più alti, che sono debiti, quindi promessa di future maggiori tassazioni.

In altre parole: non hanno voluto quel che succede, ma procedono alla cieca. Ci si dovrebbe concentrare sulla spesa e cancellare l’intrigo delle false flat. Il fatto che a sinistra non siano meno ciechi non pareggia, ma peggiora i conti.

Davide Giacalone, 6 ottobre 2026

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