Politica

Ipocrisie costituzionali

A giudizio della sinistra, e di commentatori inclini al festeggiamento, Berlusconi avrebbe detto cose fondamentali ed innovative, circa la Liberazione. A me non pare, ma, insomma, contenti loro. Subito dopo Franceschini, giulivo per la rinnovata armonia, ha ammonito: adesso non riformino la Costituzione a maggioranza. Postilla necessaria: al contrario di quel che abbiamo fatto noi.
Gaetano Salvemini scrisse che l’unico articolo apprezzabile della nostra Costituzione era quello che prevedeva la possibilità di cambiarla. Prima di accusarlo d’essere di destra e berlusconiano, invito le alte coscienze a fare una ricerchina, per sapere di chi si tratta. L’articolo è il 138, che stabilisce, appunto, le modalità e le maggioranze necessarie per modificare la Costituzione. La sinistra lo utilizzò per varare, legittimamente, ma con un solo voto di maggioranza, quella schifezza scassastato chiamata “riforma del titolo quinto”. Successivamente il centro destra, avendo la Lega nella maggioranza, rimediò parzialmente a quell’obbrobrio, con una riforma più rispettosa dello Stato unitario. Tale riforma non è mai stata bocciata dagli elettori, bensì fu colpevolmente abbandonata dai suoi stessi artefici, in un referendum che non raggiunse il quorum (e festeggiarono quasi tutti).
L’occasione per la riforma bipartisan si presentò con le elezioni del 2006, che decretarono il sostanziale pareggio. Ma la sinistra approfittò di un vantaggio effimero, sprangò le porte ed elesse da sé tutti i vertici dello Stato. C’è gente che ama il dialogo solo quando perde. Ciò non di meno, il dialogo è utile.
Per fare cosa? Fondare la Repubblica sul diritto e sui diritti, creare un Parlamento snello e forte, che assegni un ruolo importante all’opposizione, con un governo ed un premier reali. Per cancellare l’obbligatorietà dell’azione penale e ribadire la separazione della carriere, fra magistrati inquirenti e giudicanti. Ridisegnare il quadro delle autonomie locali. Decorporativizzare le relazioni sociali. Laicizzare lo Stato.
Se, al di là delle chiacchiere, ci fosse convergenza, nascerebbe un positivo clima costituente. Ma vedo solo propaganda e concorrenza nel dire le cose peggiori e più conservatrici. Insaporendole di retorica, l’unica cosa che fa da collante nazionale, inzuppata nell’ipocrisia.

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