Politica

Lezioni di Zapatero e Pro

Zapatero e Prodi ci consegnano due importanti lezioni. Sarà bene apprenderle in fretta, se ancora si vuol parlare d’Europa. Una schiettamente politica, la seconda istituzionale.

Non entro, qui, nel merito della decisione (sciagurata), presa dal nuovo governo spagnolo di ritirare precipitosamente i propri militari dall’Iraq. Dimostra, però, in maniera evidentissima, che all’interno dell’Unione Europea, e, quindi, del suo Parlamento, il confine non passa fra destra e sinistra, ma fra distinzioni completamente diverse. Di sinistra è il governo spagnolo, di sinistra quello inglese, e si trovano su posizioni diametralmente opposte. Pensare che i parlamentari socialisti spagnoli possano sedere accanto a quelli laburisti inglesi, quindi, lo si può fare solo a condizioni di pensare il Parlamento Europeo come una sede di bricolage, non di politica.
Dal che deriva che continuare ad eleggere quel Parlamento su base nazionale ed in modo proporzionale, significa garantirgli un futuro d’inutilità. Sarebbe diverso se l’odierna opposizione spagnola potesse votare propri candidati in una lista ove si trovino anche laburisti inglesi (una lista che anch’io voterei con entusiasmo).
La proporzionalità delle elezioni europee, d’altro canto, ha consentito ad una parte consistente dell’Ulivo di assumere, in politica estera, una posizione razionale, laddove, all’opposto, il maggioritario all’italiana li ributterà nelle braccia dell’antiamericanismo ideologico e del pacifismo insulso. Cosa si può (affrettatamente) concludere? Che il processo d’integrazione non può che seguire una via federale, mettendo gli elettori nelle condizioni di esprimersi unitariamente sugli indirizzi federali, appunto, e nazionalmente sulle faccende interne.
La lezione che viene da Prodi (che teoricamente siederebbe nello stesso gruppo parlamentare degli oppositori di Zapatero) conferma questo punto di vista. Egli non dispone di alcuna investitura popolare e non ha alcun compito di “politica estera”, eppure, anche essendo soggetto politico, in Italia, ha finito con il plaudire le decisioni di Zapatero. Il che rappresenta una mostruosità istituzionale. Per capirci: se sono un laburista inglese, con i miei soldati a rischiare la vita in Iraq, il signor Prodi di certo non mi rappresenta e, del resto, gli pago lo stipendio per occuparsi d’altro, pertanto sarei fortemente tentato dal suggerirgli un immediato trasloco.
Non è, dunque, colpa di Zapatero o di Prodi, le cui posizioni detesto, ma di una situazione politica ed istituzionale insostenibile. La politica, quella vera, di ciò dovrebbe occuparsi. E torneremo a parlarne, nel corso della campagna elettorale.

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