Politica

Meno tasse

Della necessità di far calare la pressione fiscale si torna a parlare in prossimità delle scadenze elettorali. E’ comprensibile, ma, così facendo, si finisce con il mescolare l’esigenza di un saggio provvedimento con quella di far propaganda.

In Italia si pagano troppe tasse, e sebbene questa non sia la causa prima, certo è una concausa del diffuso umore sfiduciato.
Quali siano gli effetti positivi di un calo della pressione fiscale non è difficile comprendere, mentre è difficile dimenticare quali sono i vincoli che rendono difficile l’operazione: il fabbisogno di cassa ed il debito al di sopra del pil annuo. Due problemi che non è lecito tacere.
Si sono presi provvedimenti che vanno nel senso di una diminuzione della spesa pubblica? Se la risposta fosse positiva si potrebbe anche sostenere che un maggiore deficit, frutto di un calo delle tasse, non dovrebbe essere vissuto come un dramma. Ma la risposta non è positiva. Anzi, se andasse in porto la sciagurata idea di federalismo affermatasi al Senato, ne deriverebbe una spesa pubblica in crescita.
L’opposizione di sinistra ha presentato delle proposte alternative, sensatamente dirette alla compressione della spesa pubblica? Anche qui la risposta non è confortante, dato che, semmai, molte delle proposte avanzate da quella parte avrebbero come effetto un aumento delle spese.
Diminuire le entrate senza in nessun modo diminuire le uscite è, come osserverebbero anche gli economisti di Topolino, operazione dissennata. E vi è ancora il secondo corno del problema, il debito.
Sia la Francia che la Germania hanno ripetutamente violato i limiti che l’Unione ha posto al deficit. Potremmo fare la stessa cosa anche noi? Difficile, perché il nostro incremento di deficit andrebbe a sommarsi ad un debito sconosciuto agli altri. Quel che agli altri viene consentito, quindi, non lo sarebbe a noi. Si deve aggiungere, però, che questa è una situazione insostenibile, ed il nostro governo avrebbe tutto il diritto di denunciare le regole irragionevoli del patto di stabilità. Ma come fa, a farlo, se tale denuncia si trasforma solo in un diminuito vincolo per la spesa corrente?
Anche in questo caso, il panorama dell’opposizione non è più confortante: da una parte si adorano le clausole del patto come fossero comandamenti divini; dall’altra si critica la politica di calo delle tasse, come fosse un regalo ai ricchi possidenti, e non al mercato.
Il bipolarismo all’italiana regala, pertanto, l’immagine di un’ingessatura che atrofizza le forze sane del Paese, incapace di ridestare la fiducia in un futuro migliore del presente. Laddove, invece, maggiore coraggio, maggiore dinamicità, maggiore voglia di costruire equilibri diversi, ridarebbero slancio ad un mondo produttivo che non ha dimenticato se stesso. Invece ce ne stiamo qui, a discutere del calo delle tasse come se fosse una battuta da comizio, e non una cosa terribilmente seria.

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