L’Italia ha dato il via libera all’accordo con il Mercosur. Un fatto molto positivo, specie dopo il voto negativo della Francia. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha detto di non essere mai stata contraria agli accordi di libero scambio, purché risultino convenienti. Non è proprio così, perché al Ceta (l’accordo di libero scambio con il Canada) furono contrari, non è ancora stato ratificato eppure – avendolo adottato in via sperimentale – s’è dimostrato molto conveniente. La bugia maschera un cambiamento positivo. Magari fossero tutte così le bugie.
Colpisce la posizione di Parigi, perché fotografa una condizione che non è solo della Francia. Il presidente Emmanuel Macron, anche lui seguendo una posizione storica del suo Paese (e anche questo va sottolineato, perché tutti si è figli della propria storia), ha preso il ruolo di maggiore critico europeo della politica statunitense. Epperò, al momento di prendere una decisione che sta proprio nella linea della risposta europea alla dissennatezza dei dazi imposti da Donald Trump, s’è tirato indietro.
Non mancano le criticità (come in tutte le cose) e la convenienza di cui parla Meloni non può mai essere convenienza di tutti, in tutti i settori e allo stesso livello. Chiaro che c’è chi ne trarrà maggiori vantaggi e chi ne subirà gli aspetti sfidanti: se non fosse così non sarebbe un accordo di libero scambio. Ma quel che il governante dev’essere in grado di valutare – e poi spiegare all’opinione pubblica e agli operatori di mercato – è la convenienza complessiva. E l’accordo Mercosur è conveniente, così come lo è il Ceta. Ma il problema di Macron è che quell’accordo è anche un vantaggio politico nei confronti degli Stati Uniti, mentre è un ostacolo politico all’interno del mercato francese, perché chi ci guadagna di più se ne sta zitto e chi ne riceve le maggiori sfide protesta con i trattori per le vie di Parigi.
Non è diverso in Italia, ma il nostro governo è all’interno più forte ed è composto da quelle stesse forze politiche che ieri spalleggiavano acriticamente quelli che protestavano (tanto che la Lega annuncia il voto contrario, si spera compensato da una sinistra che torni a fare politica). Quindi ha potuto e saputo chiudere gli spazi di dissenso. Mentre in Francia una maggiore forza all’esterno s’accompagna a una maggiore debolezza all’interno. E questo è un problema che gli europei devono porsi, altrimenti vedremo penalizzati i nostri interessi complessivi a beneficio di qualche protezione già perdente. Sul Mercosur è andata bene, perché la maggioranza europea c’era.
Intanto si realizza il paradosso: chi più si espone in polemica con Washington si sottrae a una scelta che agli Usa pone dei problemi; mentre chi fa di tutto per mostrarsi dialogante, se non accondiscendente, con Trump è poi decisivo nell’adottare un accordo che quello non gradisce affatto. Le vie della politica, quindi poi della storia, sono talora fantasiose.
Davide Giacalone, La Ragione 10 gennaio 2026
