Politica

Odioso!

giacalone editoriale la ragione 24 settembre

L’azione messa in atto dai violenti ha avuto successo. La partecipazione, la motivazione e le parole dei tanti manifestanti – comprensibili nel chiedere la fine dei massacri a Gaza e non condivisibili nel dimenticare che Hamas li ha voluti e innescati – sono scomparse, restando evidente soltanto l’azione di chi ha scatenato la furia distruttiva, cercato lo scontro e colpito pesantemente i tutori dell’ordine. Che tale azione possa aver favorito la causa dei manifestanti è assurdo anche solo pensarlo. Ma non è tanto questo il punto, bensì che le parole di condanna sono giunte da destra come da sinistra, tutto sommato uguali ma con una voglia perversa di non ammettere il comune giudizio e anzi provare a scagliarsi gli uni sugli altri. Ciò non ha nulla di ragionevole.

Cercare le ragioni della divisione anziché quelle della condivisione non è un segno di maggiore nettezza ideale, ma di minore forza culturale e politica. Significa esistere soltanto per negazione e contrapposizione. E uno dei sintomi è la richiesta di commemorare in Parlamento il defunto Charlie Kirk (cosa che il Parlamento europeo ha rifiutato). Può sembrare una furbata per mettere in imbarazzo la sinistra, ma elegge a interlocutori più i violenti sfasciatori che non i civili marciatori di inizio settimana. Guardiamo dentro questo meccanismo, aiutandoci con una parola divenuta impronunciabile: negro.

Un tempo il negro era un umano di pelle scura (come quelli di pelle chiara erano i bianchi, benché bianchi non siano affatto, almeno da vivi). Nel più bel film contro il razzismo (Indovina chi viene a cena) la governante nera dice «Questa casa è piena di negri». Fausto Leali cantava contro il razzismo e invocava che si dipingesse un «angelo negro», cui era intitolato l’album (quel brano era l’adattamento di “Píntame angelitos negros”, i cui versi erano stati composti da un poeta venezuelano che – ironia della vita – si chiama Andrés Eloy Blanco). Insomma, non c’era niente di male a usare quella parola.

A un certo punto è valso l’opposto: se usi negro, qualsiasi cosa tu stia dicendo, sei razzista. E perché? Perché c’è stato lo schiavismo e tu sei bianco, quindi razzista. A parte che lo schiavismo ci fu anche prima dell’arrivo dei bianchi e anche fra bianchi, a parte che nessuno (sano di mente) giustifica lo schiavismo, quella roba era solo un’intolleranza linguistica che incarnava l’ostilità verso le democrazie occidentali (tanto che nessuno intendeva occuparsi dei razzismi orientali, piuttosto consistenti). Il morbo del politicamente corretto s’è allargato in fretta e la ripulitura del linguaggio – dal sesso alla storia – era un tentativo di cancellazione di idee e identità. Robaccia.

Ciò ha innescato la reazione e non solo si è preso a usare “negro” com’era giusto usarlo prima, ma lo si è volutamente usato in senso provocatoriamente dispregiativo. In altre parole si assumeva come vero il politicamente corretto, solo che lo si ribaltava dal punto di vista valoriale. Così l’assassinato Kirk poteva pubblicamente sostenere che i negri hanno il cervello più piccolo dei bianchi.

Non basta, perché per chiamare l’odio (rivendicato da Trump come sano) occorre essere certi della propria verità e non esiste modo migliore che farla discendere dalla divinità. In un certo senso sono andati a scuola dall’Isis, circa la lettura dei testi sacri: cercaci la cosa più inaccettabile e proclamala. Epperò trattasi di un misticismo senza cultura e fede, che mescola Odino con Gesù e consegna all’estremismo falso cristiano l’essenza stessa dell’Anticristo.

Il passaggio successivo è che si deve credere nella democrazia ma non nello Stato di diritto. Sicché chi vince comanda e toglie la parola a tutti gli altri. E se non ci stanno, si passa alle vie di fatto.

Prima di buttarsi in questo pozzo nero, prima di premere il bottone dell’autodistruzione,varrebbe la pena pensarci. Non è roba da conservatori, ma da distruttori che cercano il nemico per giustificare l’odio, nel mentre fanno le vittime dicendosi odiati. Roba odiosa, che compatta soltanto i peggiori. Ovunque credano di collocarsi.

Davide Giacalone, La Ragione 24 settembre 2025

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