Politica

Previsioni e commento

Forse non è elegante, ma per un commento, a caldo, dei risultati eletorali europei, credo di potere rimandare alle previsioni che ho pubblicato prima del voto. Dal punto di vista politico non mi pare vi sia alcunché da modificarere. Vale la pena di rivolgere l’attenzione agli aspetti europei delle elezioni europee, sottolineando quattro elementi e segnalando due disallineamenti dell’Italia.

1. L’afflunza alle urne è mediamente molto scarsa, segno che l’elettorato europeo non s’entusiasma per l’Unione, o sente lontano lo scontro politico che s’accende per il Parlamento Europeo. L’Italia segna una controtendenza, con una percentuale di votanti più alta che alle scorse elezioni.

2. I governi perdono quasi ovunque, anche in modo drammatico. Segno che sul voto pesa qualche cosa di non nazionale, e credo sia l’onda lunga della stagnazione. In Italia il governo perde meno, o, meglio, perde solo il partito di chi lo dirige. In ogni caso non vince l’opposizione.

3. L’improvvisa decisione spagnola, subito dopo le elezioni politiche, di ritirare le truppe dall’Iraq, aveva fatto credere che la presenza militare in quel Paese avrebbe avuto un qualche peso elettorale. Non è stato così. Fra i governi che perdono sonoramente le elezioni vi sono anche quelli francese e tedesco, che avevano assunto una posizione di rifiuto.

4. Si segnala la crescita, in diversi paesi, di movimenti antieuropeisti. Drammatico, per le conseguenze politiche, il successo degli indipendentisti inglesi, che con il 15% diventano il secondo partito. Questa è la frontiera sulla quale dovrà combattere la politica eruopea, con pochi anni a disposizione per dare anima e politica ad un’Europa burocraticomonetaria. Non esserne capaci significa far saltare la costruzione fin qui realizzata.

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