Politica

Rabbia fiscale

Si soffia sul fuoco, accanto a una miscela esplosiva. Con l’aggravante che ciascuno soffia sperando d’allontanare da sé la deflagrazione. Attorno al tema fiscale s’allestisce un balletto indecoroso, il cui esito non sarà la riduzione dell’evasione, ma l’aumento delle tasse, della paura e della rabbia. Non diversamente si procede in altri settori, trasformando temi di sicura giustizia (come anche le liberalizzazioni) in armi puntate contro il nemico interno, contro il colpevole di turno, contro interessi e soggetti cui si pretende di dar la colpa della sorte. Ciascuno urla e nessuno dice, mentre cresce il numero di quelli che sono pronti a molto, compresa la violenza, pur di reagire, per sfuggire alla realtà.

Le dichiarazioni dei redditi degli italiani sono un clamoroso falso, che si ripete ogni anno e che ogni anno commentiamo come tale. L’evasione non è una pratica limitata, ma un costume diffuso. A reggerla ed espanderla c’è una tara culturale: il sentirsi antagonisti dello Stato e non parte dello stesso, sicché il fesso è quello che paga, la vittima è chi è costretto a farlo, e il furbo è quello che evade. Ma c’è anche una pressione fiscale dissennata e strutture di contrasto che agiscono in modo violento, trattando i cittadini come sudditi, ai cui vertici siedono persone che cumulano incarichi e quattrini. Manca rispetto per lo Stato, ma anche rispettabilità.

In questo schema l’evasore è sempre l’altro da sé, in quanto tale meritevole di condanna sociale e ogni forma d’angheria. Mentre non ci si sente evasori dopo avere pagato in nero il proprio avvocato, il dentista, il ristoratore, il maestro di tennis, la baby sitter e tante altre persone che, in quanto tali, appaiono non come fantasmi, ma come umani compartecipi dell’avere evitato, a chi paga e a chi incassa, il sovrappiù dell’iva. Quando, poi, si passa dal proprio fornitore, talora amico, alla sua categoria, ecco che, allora, commerciati, professionisti, autonomi, diventano i ladri che ci derubano, le categorie da punire, il male da estirpare. Per giunta dando corpo alla leggenda che i lavoratori dipendenti sono quelli che non evadono, il che è falso: non evadono sul reddito principale, perché non possono, ma lo fanno sui secondari (ad esempio i docenti con le ripetizioni), oltre che in quanto pagatori in nero del meccanico, del parrucchiere, del barista e così via.

I giornali, oramai ciechi seguaci della scuola acritica e strombazzante, c’informano che la cortinata fiscale gode di gran popolarità. Dagli al cafone e all’arricchito, trasformando il giusto rispetto delle legge in moralismo vendicativo. Questa roba porta male, lo dicemmo subito. Questa roba è sceneggiata che maschera incapacità e impotenza, ma soffia su quel fuoco mefitico.

Credo che le tasse dovrebbero essere assai più basse (è possibile), ma credo anche che andrebbero pagate. Anzi, sono convinto che per far nascere un sano movimento per la loro riduzione non c’è altra strada che il far saltare l’equilibrio che si regge da anni: alta pressione e alta evasione. Seguo con compartecipe attenzione il lavoro dei giovani raccolti attorno al Tea Party Italia, dediti a sostenere quel che qui è eretico (la loro proposta, agli amministratori locali, per abbattere l’Imu è non solo interessante, ma un’occasione per far vedere che c’è ancora vita nel pianeta politica), perché il pensiero unico vuole che la spesa vada finanziata, anziché taglia, perché si dice che pagando tutti si paga meno, mentre invece si spende di più. C’è una cosa che darebbe loro considerevole forza: una vera lotta all’evasione. Tale da far capire a tutti che l’evasore non è sempre l’altro, e che con questa pressione il suo integrale rispetto porta allo schianto e alla depressione.

Ieri Maurizio Belpietro ha dato alcune indicazioni pratiche. Altre se ne potrebbero aggiungere, in modo da far virare verso il vero quelle dichiarazioni massicciamente false. Ma una cosa sono le idee contro l’evasione (come le sue), altra la sollecitazione all’invidia, al rancore e alla delazione, in modo da trasmettere lo spettacolo fasullo della lotta tarocca. Questa dottrina è, al tempo stesso, selvaggia e inerte, istigante e rassegnata, capace solo di far crescere la rabbia. Sentimento che, in assenza di politica e con i grossi partiti in coma, nessuno è in grado di gestire.

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