Politica

Raggiro

llustrazione di un rospo che esce da un cilindro con la scritta “Raggiro”, editoriale di Davide Giacalone su La Ragione sul sistema elettorale

Ci sono un francese, un inglese e un italiano… Non è una barzelletta, ma il giusto approccio per capire che quello proposto non è un nuovo sistema elettorale ma un raggiro. Scritto con i piedi. Dal cilindro è uscito un rospo. Un raggiro che dimostra l’abbandono (bene) della riforma costituzionale intitolata al “premierato” e il desiderio di andare alle elezioni anticipate senza passare dalla caduta del governo. Come se al Colle sedesse uno sprovveduto. È seguendo quei tre elettori che si comprendono il vuoto culturale e il pieno di ottusa furbizia che la proposta porta con sé.

I sistemi elettorali, come quelli fiscali, devono essere stabili e coerenti con il sistema istituzionale (le compulsive trovate italiane fanno a cazzotti con la Costituzione, tanto che la Corte costituzionale è dovuta intervenire per correggerle) ma i cittadini devono anche imparare a usarli. E ci vuole tempo. Torniamo ai nostri tre elettori e supponiamo che la pensino (non importa come) esattamente allo stesso modo: voteranno in tre modi diversi. Il francese sa che al primo turno potrà votare per chi sente più vicino, ma se costui non prende la maggioranza assoluta dei voti al secondo turno voterà per chi gli è meno lontano. L’inglese sa che sarà eletto il candidato che prenderà un voto in più rispetto agli altri, quindi voterà per quello che sente più vicino fra quelli con maggiore probabilità di vincere. Il francese e l’inglese sanno chi sarà eletto, se prenderà i voti necessari, perché sulla scheda trovano i partiti e un solo candidato per ciascuno. L’italiano non solo ne trova una lista e non può scegliere, ma la contabilizzazione dei voti cambia ogni volta, quindi non sa neanche come regolarsi per ottenere il risultato che giudica migliore o non peggiore. Il francese e l’inglese sanno di votare con un sistema maggioritario e che in Parlamento si potrà avere una maggioranza ampia anche se quel partito o quei partiti prendono nel complesso una minoranza di voti, mentre all’italiano raccontano che vota con un sistema proporzionale, che però diventa maggioritario dopo il voto in virtù di un premio. Un raggiro.

Nel bislacco testo presentato è comunque possibile che il premio vada a una parte in un’Aula e a un’altra nell’altra Aula. Alla faccia della pretesa stabilità. Oltretutto stiamo vivendo una legislatura stabile, con un solo governo e una sola maggioranza. Raccontare che per avere la stabilità si deve cambiare il modo in cui si eleggono i parlamentari presuppone che chi sta governando abbia il serio timore che il lavoro svolto non susciti l’entusiasmo degli elettori. A questo si aggiunga che a chiacchiere dicono di volere il premierato, ma se lo approvassero si dovrebbe nuovamente cambiare il sistema elettorale. Ci vuole ingegno per generare così tante contraddizioni in un colpo solo. E ci vuole cinismo sondaggistico per proiettare gli orientamenti elettorali presenti come indifferenti al cambio di sistema. Il che presuppone che gli elettori siano armenti da condurre al pascolo, tifoserie gestite dal pastore. Che poi perde sempre e se lo merita.

Non mi soffermo sulle tecnicalità, che sebbene avvincenti e da gioco delle tre carte ho l’impressione interessino solo a un ristretto gruppo di maniaci. Resta fermo che in un sistema proporzionale (quale era il nostro quando manteneva la coerenza con l’architettura costituzionale) si può immaginare un premio di maggioranza, ma solo in capo a chi prende la maggioranza dei voti. Come si voleva fare nel 1953. Mentre assegnarlo a chi prende meno della metà dei voti significa sovvertire i risultati. Senza contare la bislacca idea del ballottaggio fra le due più forti minoranze, laddove quel secondo turno può esistere per eleggere i singoli, non le comitive.

Alla fonte del raggiro c’è il principe dei raggiri: pretendere di considerare omogenee coalizioni che nascono solo ed esclusivamente per vincere le elezioni, salvo avere enormi contraddizioni interne. Quella è l’origine dell’instabilità e dell’incapacità di governare.

Davide Giacalone, La Ragione 28 febbraio 2026

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