Politica • Economia

Resilenti

Resilenti

In Unione Europea siamo i primi per debito pubblico e gli ultimi per crescita economica. La raffigurazione è reale -grottesco prendersela con i dati o con chi li diffonde- ma rischia anche d’essere fuorviante. Lasciata così, nella sua grezza sgradevolezza, non aiuta a capire dove si trovano i problemi e come superarli, posto che il debito resta ed è sulla crescita che si deve lavorare.

Va messo nel conto, ad esempio, che siamo fra quelli che generano il deficit più basso (comunque alto), il che si riflette sul Prodotto interno lordo. Essere indietro nella crescita rispetto a chi fa più deficit non è poi così strano. Nella stagione post covid siamo fra quelli che hanno mostrato maggiore capacità di ripartenza, di resilienza. Ma siamo anche quelli che hanno ricevuto più fondi europei (in quantità sconosciuta nella storia repubblicana). Eppure arranchiamo a meno della metà della crescita media Ue. Questi dati vanno visti nell’insieme, non tirandoseli dissennatamente dietro la schiena. Anche perché non vedo significative differenze fra quel che (non) ha fatto il governo di destra e quel che (non) farebbe l’opposizione di sinistra.

Ci si è dimostrati resilienti, ma siamo resi lenti da colpe interne. La sinistra ha lasciato il superbuco dei bonus, ma la destra ha guardato la voragine dopo avere concorso a scavarla. Ora stiamo consumando risorse per compensare l’aumento dei costi energetici, ma non c’è uno straccio di disegno alternativo al modello di mercato interno, terribilmente disfunzionale. Si compensa -generando deficit- l’aumento del prezzo dei carburanti, ma essendo ciechi sui beneficiari, laddove un aumento dei costi indotto da cause esterne dovrebbe spingere a una diminuzione dei consumi, non a una compensazione che contribuisce ad allargare la piaga. Questi approcci hanno in comune l’impotenza politica, che si traduce in uno spendere per consolare, rinunciando a investire per cambiare.

Tanta insipienza politica è divenuta dottrina, al punto da far credere che riuscire a strappare maggiori deficit sia una specie di conquista, laddove è la certificazione della sconfitta. Se altri fanno oggi più deficit è anche perché fecero ieri meno debiti. E non è per niente consolatorio sapere che presto si troveranno nelle condizioni che noi conosciamo da anni: la spesa di oggi spinge la crescita, ma la soffocherà domani drenando soldi che serviranno per pagare il prezzo della spinta odierna. Non un campare, ma un morire alla giornata.

L’alternativa c’è eccome. Intanto convincerci che quel modo di procedere non ha bisogno di protezione, ma di apertura alla competizione. L’Italia che esporta va molto bene e alla faccia dei dazi trumpiani cresce anche negli Stati Uniti, ma ci riesce competendo (e comprimendo gli utili). Non va assistita, va liberata dai pesi morti che la frenano. Il mercato unico bancario e finanziario è lo strumento essenziale per mettere a frutto produttivo risparmi che oggi ci si congratula se vengono destinati alla rendita dei titoli di Stato, con i quali si mantiene alta la spesa pubblica. La quale andrebbe non accettata come fosse la forza di gravità che ci sprofonda, ma come una leva da utilizzare riqualificandone la destinazione e l’utilizzo. Ad esempio: non si deve diminuire la spesa per il settore formativo, ma non si deve neanche credere che per migliorarlo servano più soldi, servendo piuttosto valutazione e premio al merito dei docenti (e penalità al demerito), oggi sconosciuti in scuole e università.

Non basta avere le idee chiare (che scarseggiano) occorre anche un mandato elettorale. Ed è lì che l’Italia si inabissa nei suoi vizi e nelle sue paure. Ci si sfida a chi accarezza le seconde, promettendo assistenza e compatimento. Non ci si sfida mai nel promettere di togliere l’intralcio a chi dimostra di sapere correre e trascinare la carretta collettiva. Lo dimostra il modo in cui sono stati commentati i dati previsionali europei: cercando la scusa della sconfitta anziché lavorando agli strumenti per ribaltarla.

Davide Giacalone, La Ragione 23 maggio 2026

Condividi questo articolo