Politica

Ricostituente per l’Italia

giacalone costituzione Italia

Una cura Ricostituente gioverebbe all’Italia, per molte ragioni. Fa bene Enrico Cisnetto, da queste colonne, a rilanciarne l’idea. Per la verità una proposta in tal senso è già stata elaborata e formalmente presentata in Parlamento, ma senza consapevolezza e adeguato sostegno è destinata a restare lettera morta.

La materia costituzionale – e più generalmente istituzionale – è trattata con la superficialità degli sbandieratori, per farne stendardi di parte, nel più imbarazzante oblio della storia. Appartiene al terribilmente ridicolo il fatto che la maggioranza di governo presenti una (pessima) proposta di riforma costituzionale intitolata al “premierato” e, nel frattempo, tutti i mezzi di comunicazione e una mandria di politicanti abbiano preso a chiamare “premier” il “presidente del Consiglio”. Laddove in Italia il premierato non c’è mai stato, dal 1861 a oggi.

L’istituzione governo, inoltre, è costituzionalmente debole in due Costituzioni: quella italiana e quella tedesca. Indovinate perché. Ma che il governo tedesco sia stato strutturalmente debole non riesce a sostenerlo nessuno. Ciò perché è stata diversa la condotta delle forze politiche: anche in Germania ci sono stati ribaltoni, ma annunciati e sottoposti al giudizio degli elettori. Gli impegni, una volta presi, si rispettano. Da noi, al contrario, si guardano i Tarzan parlamentari e i tradimenti in corso di legislatura come esempi di furbizia e lesta mobilità. Il costume di chi vive nelle istituzioni cambia le istituzioni stesse.

A dispetto di quel che si vuol far credere le cose che uniscono i due (presunti) schieramenti, a destra e a sinistra, sono più numerose di quelle che li dividono. Più che altro nel male e nella furia spendarola che ci ha conquistato il privilegio di pagare più di ogni altro europeo il finanziamento del debito pubblico. Al tempo stesso, però, i due schieramenti sono falsi, perché divisi su questioni dirimenti, come la politica estera. Ci sono due strade per conciliare questa condizione con il mantenere l’Italia in equilibrio: a. affidarsi alla consolidata tradizione del trasformismo, sicché si prendono voti dicendo enormità insensate e poi, fortunatamente, ci si guarda bene dal fare quel che si promise; b. consentire che in Parlamento si ricompongano le divisioni elettorali, facendo emergere l’esistente maggioranza che diviene minoranza solo grazie al bipolarismo fasullo.

La prima strada ha una lunga storia, ma disonorevole. La seconda abbisogna di un passaggio Ricostituente: potere discutere assieme le regole del gioco e della convivenza civile, mantenendo le differenze programmatiche (ammesso esistano i programmi) e senza il bisogno incontinente di sparacchiare dichiarazioni contraddittorie a ogni ora del giorno e della notte.

Si può fare. È più facile riuscire in questo che governare con maggioranze taroccate. È più sensato che non concentrarsi su riforme elettorali che partono dall’imperdonabile errore di credere che conquistare una maggioranza parlamentare significhi conquistare una maggioranza nel Paese. Deve avvenire il contrario, altrimenti il risultato sarà quello già sperimentato da un trentennio: l’immobilismo.

La spinta deve venire dai cittadini, dai chi si ostina a pensare e non si rassegna a tacere. Altrimenti la classe politica -sempre più scadente- resterà il riflesso del Paese. Senza che basti non andare a votare per sottolineare il proprio dissenso.

Davide Giacalone, L’Altravoce 10 giugno 2026

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