Politica

Scioperi e politica

Ad un italiano non può certo far paura uno sciopero. Ne abbiamo visti di tutti i tipi, in ogni settore e con ogni modalità.

Da qualche anno abbiamo creato anche un garante degli scioperi, ma nessuno crede che possa difendere il cittadino consumatore da alcuna negativa conseguenza dell’altrui incrociar le braccia. Quel che desta preoccupazione, nelle cronache recenti, è che gli scioperi si fanno contro il sindacato.
Intendiamoci, l’elenco delle colpe del sindacalismo italiano è lungo, lunghissimo, pari a quello, parallelo, delle forze politiche. Ma chi, partendo da questa valutazione, gioisse della debolezza sindacale commetterebbe un grave errore. Si guardi a quel che è successo al trasporto pubblico milanese. Non è che i sindacati abbiano avviato un duro braccio di ferro con l’amministrazione pubblica, chiedendo aumenti salariali, e che il confronto abbia raggiunto il calor bianco. Non è successo quello che successe ai minatori inglesi (e che avrebbe portato chi la pensa come me a stare dalla parte della lady di ferro). No, è successo che i lavoratori, organizzatisi per i fatti loro, ed in barba al sindacato, hanno detto: o ci date quello che vogliamo, o di circolare a Milano ve lo scordate.
A questo punto accettare una trattativa significa mettere il sindacato in mutande, o costringerlo a fare il verso all’ala dura del movimento. Anche questa, naturalmente, è una scelta possibile, ma che presuppone un potere politico forte, capace di concedere quel che è giusto concedere, o tener duro fino alla capitolazione della protesta. Da noi, invece, quel tipo di potere non c’è, con il risultato che in altri settori si guarda al trasporto milanese come un esempio da seguire.
Morale, un italiano non si spaventa per gli scioperi, ma quando li vede fiorire fuori da ogni logica di contrattazione, e miranti all’affermazione prepotente di interessi particolari, qualche sospetto sul buon esito della faccenda finisce con il coltivarlo.

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