Politica

Sei lezioni dal maggioritario inglese

Ho scritto tanto male e tanto spesso contro il maggioritario italiano, la sua congenita incapacità di produrre governabilità, che certuni m’attribuiscono un’ostilità preconcetta a quel sistema elettorale. Invece il maggioritario può funzionare, e bene, come accade in Inghilterra, dove Tony Blair, con quel sistema, ha conquistato il governo per la terza volta. E proprio dal voto inglese traiamo sei lezioni.

1. Quello inglese non è un sistema bipolare, o bipartitico: i partiti sono tre. L’alternanza funziona, ma questo non significa che ogni volta che si vota si cambia governo, come capita in Italia. Se l’elettorato affida una missione a qualcuno (ieri la Tatcher oggi Blair) gli consente di governare per almeno due legislature (otto anni), ed anche più. 2. Per governare legittimamente non è necessario raccogliere il consenso di più della metà degli elettori. Tanto i laburisti quanto i conservatori hanno governato e governano avendo i voti di una minoranza degli elettori (è così che funziona il sistema maggioritario, e l’altra faccia della medaglia è che si penalizza fortemente la rappresentanza di chi pur prende più del venti per cento dei voti). In Italia il primo partito prende i voti, in percentuale, dell’ultimo inglese, ed ogni volta che la coalizione di governo perde elezioni non politiche si comincia subito a dire che non è più legittima e ci vogliono le lezioni anticipate. 3. Un premier forte, che scioglie il Parlamento, non è una minaccia per la democrazia. Il vero guaio è fare due anni di campagna elettorale anziché trenta giorni. 4. I partiti inglesi non sono comitati elettorali, ma organismi politici con una lunga storia e tradizione, ed un vivace confronto interno. E’ stato il partito conservatore, non gli elettori, a togliere il governo alla lady di ferro. Sarà il partito laburista a mettere sul conto di Blair la perdita di seggi. 5. I sondaggi sono il termometro della popolarità di un leader, ma non la bussola della politica. Blair ha affrontato l’impopolarità e le accuse di essere bugiardo ed imbroglione, pur di fare quel che riteneva giusto in Irak. La signora Tatcher sosteneva di non leggere i sondaggi, ma di lavorare per quelli futuri. 6. Infine, Blair ha conservato il governo perchè il suo governo è stato capace di dimostrare, affrontando le polemiche con la sinistra interna e la rottura dei tabù laburisti, che le scelte a favore del mercato, della competizione, della globalizzazione, hanno portato l’economia inglese a crescere più della altre economie europee. La conservazione degli interessi esistenti conduce alla sconfitta elettorale, ed è bene che sia così.

Purtroppo quest’ultima questione accompagnerà, inevitabilmente, il semestre di presidenza inglese dell’Ue, che comincia il prossimo luglio, segnando una profonda differenza con quanto sostiene l’asse franco tedesco. Il governo italiano, che in Irak sta con Blair e non con l’asse, farebbe bene a non volere “compensare” proprio sul delicato terreno delle questioni economiche.

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