Gran rumore per l’annuncio di un decreto legge, destinato a porre un limite alla presenza di studenti stranieri nelle classi scolastiche. Alcune sintetiche osservazioni serviranno a cogliere il lato istruttivo di questo giorno della marmotta.
1. Perché un decreto legge? Se vi fosse stata urgenza lo si sarebbe dovuto fare a maggio o giugno scorsi, in modo da influire sulla formazione delle classi. A fine settembre sono non solo già formate, ma anche all’opera, sicché l’urgenza deve riferirsi ad altro.
2. Non si sa con precisione a quale percentuale pensi la presidente del Consiglio, ma il limite del 30% è già in vigore dal 2010 (governo Berlusconi, ministro Gelmini, collega in quel governo della medesima Meloni, che si occupava di gioventù, ergo di materia attinente). Come mai non ci se ne è accorti?
3. Perché la media di ragazzi stranieri è normalmente più bassa, anche di molto. Come tutte le medie ha delle concentrazioni, ma le classi con più del 20% sono appena mille.
4. Nel 2010 fu un atto amministrativo, derogabile a cura dei direttori scolastici regionali, ma se anche si introduce un tetto (quale?) in legge comunque si prevederanno delle deroghe, per due ragioni: a. se lo “straniero” ha cominciato a frequentare fin dalle elementari egli non è scolasticamente straniero, ma bravo o somaro al pari degli altri; b. se in un determinato luogo gli stranieri fossero troppi non si può aumentare il numero degli italiani, sicché si deve far scendere quello degli stranieri, distribuendoli più lontano, ergo facendo crescere i costi.
5. Faccio osservare che la condizione di straniero che entra in una classe già avanzata, non conoscendo bene la lingua, è esattamente quella in cui si trovano i nostri figli e nipoti che, in virtù di accordi internazionali che esistono da decenni e funzionano benissimo, mandiamo fuori a imparare le lingue (e suggerisco a tutte le famiglie di farlo, prima di arrivare alla maturità).
6. Se nel 2026 è possibile annunciare come novità quel che è in vigore da 16 anni è solo perché nessuno se ne accorse, non avendo prodotto nessuna seria e apprezzabile conseguenza pratica. E così sarà.
7. Ci sarebbe da occuparsi dei risultati Pisa e Invalsi, ove mai ci si voglia occupare della scuola.
Davide Giacalone, 21 settembre 2026
