Politica

StranIeri

Figure identiche in fila con il volto sostituito da un orologio, simbolo del dibattito ciclico sugli stranieri e sull’immigrazione.
Bellissima e struggente, Venezia è lo scenario ideale per capirlo: attiriamo un numero enorme di stranieri, talora sostenendo che sono troppi e senza perdere troppo tempo a distinguere e capire. Così ci sfuggono le incongruenze e non si governano le differenze.
Il nostro mondo, checché ne dica l’umore coltivato a rabbia e autocommiserazione, è molto bello e ricco. Tanto che qui vogliono venire i miseri e i nababbi del mondo, sapendo che è il posto migliore in cui vivere. O almeno passare qualche tempo. Abbiamo creato condizioni fiscalmente paradisiache per i molto ricchi che vogliano venire qui a consumare e non produrre ricchezza: per chi di loro prende la residenza in Italia si applica una tassazione forfettaria – pari a 200mila dollari (originariamente 100mila), più 25mila per ciascun familiare – e ogni altra ricchezza all’estero non è tassata. Facile incrociarli a Venezia. Più ne arrivano e più si dovrà anche ospitarli e nutrirli, lautamente ripagati per i servizi offerti.
Se si accoglie con gioia chi viene a consumare ricchezza si deve pur pensare a chi viene a produrla. Tanto più che se mettete la testa in una qualsiasi cucina di ristorante o percorrete il corridoio di un qualsiasi albergo vi accorgerete che senza i secondi anche i primi rimarrebbero senza mangiare e zozzi.
Ho già sostenuto due cose che non si possono sostenere, ovvero che siamo ricchi e che gli stranieri portano ricchezza. Sono pronto a sostenere la terza: è escluso che se ne faccia a meno e chi parla di chiusure e remigrazioni (ovvero mandarli indietro) approfitta dell’ignoranza e dei pregiudizi altrui, tanto non lo fa mai quando gliene viene dato il potere. Il nostro dibattito sugli stranieri è fermo a un tempo inesistente, a uno ieri che era già passato quando ancora doveva arrivare.
Certo che lo straniero arrivando crea tensioni e se quelli ricchi fanno aumentare il prezzo delle case anche per i ricchi italiani (e per quelli che son felici di vendergliele) quelli poveri fanno diminuire il valore delle aree in cui si concentrano (dove nessuno è felice di vedere depauperato quel che per comprarlo s’era indebitato). Certo che l’immigrazione porta con sé maggiore propensione al crimine e alla chiusura etnica, ma porta anche maggiore propensione al lavoro e alla mescolanza. Certo che i costumi e anche le cucine possono stridere, ma il loro ibridarsi li migliora e non si ricorderà mai abbastanza che la celebrata cucina italiana neanche esisterebbe senza la globalizzazione (la pummarola non esiste senza Colombo) e in particolar modo il Medio Oriente (dove i genovesi conobbero il basilico). È sempre stato così, sempre così sarà ed era così pure quando emigravamo noi, anche dentro i confini nazionali. Uguale.
Tutto sta quindi a saper governare e gestire i guasti presenti, senza guastarsi il futuro. E qui si torna a Venezia, dove il trionfatore elettorale è Simone Venturini, che non credo s’offenda (e perché mai?) se lo si definisce di cultura democristiana. Ad avercene. E Venturini dice: «Da settimane avvertivo la preoccupazione della città per strappi ideologici che le sono estranei. Molti cittadini stranieri e musulmani hanno votato per me, temendo un’escalation di tensione razzista». E se la prende con la sinistra usando concetti e parole che sarebbero utili anche per prendersela con la destra.
Ed eccoci giunti alla morale lagunare, che diviene nazionale: sia a destra che a sinistra ci sono odiatori e incoscienti che usano gli stranieri per incassare consensi non avendo idee men che rozze e inutili; ma sia a destra che a sinistra c’è gente raziocinante che si vergognerebbe a scendere a quel livello e s’industria a gestire i problemi senza azzerare le opportunità. Il fatto curioso, però, è che sia a destra che a sinistra i raziocinanti debbano allearsi con i belluini, apparendo troppo arduo lo sforzo di parlarsi e cooperare (anche senza allearsi) fra ragionevoli. E questo sì che nuoce gravemente alla salute morale ed economica di tutti: dite loro di smettere.
Davide Giacalone, La Ragione 27 maggio 2026
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