Politica

Televisione Espresso

Troppa televisione nuoce alla salute. Leggo, su L’Espresso, un interessante articolo di Alessando Gilioli, dedicato al problema del passaggio alla televisione digitale. Questione delicata e complessa, di cui ci siamo diffusamente occupati (Libero pubblicò anche un libro, “Televisioni e politica”, che contiene molte delle cose che altri scoprono adesso). Di quel pezzo, però, mi ha molto colpito l’incipit, nel quale l’autore, con aria di sfida, si chiede cosa sarebbe successo se si fosse votato a fine giugno, quando il passaggio al digitale, nel Lazio, potrebbe provocare dei problemi, danneggiando “quelle centinaia di migliaia di anziani che stanno per vedere sparire nel nulla due dei loro canali preferiti, Raidue e Retequattro”. Ora, a parte ogni altra considerazione, quelli de L’Espresso vorrebbero chiudere Retequattro da venticinque anni, non immaginavo le fossero tanto affezionati.
Leggo anche un libro di Giovanni Valentini, “La sindrome di Arcore”, che de L’Espresso fu direttore, proprio negli anni della guerra televisiva. Quelle pagine raccontano la vicenda politica di Berlusconi, in chiave negativa, talora troppo concedendo al luogocomunismo, ma in modo anche interessante. Si sofferma, naturalmente, anche sui passaggi televisivi, sui decreti e le leggi, in particolare su quella che porta il nome di Mammì. Cita anche, e gliene sono grato, un mio libro. Non condivido le sue tesi, ma le rispetto e leggo con attenzione. Solo che si tratta della stessa persona che ne scrisse e ne fece scrivere, dipingendoci come delinquenti, mazzettari, corrotti, avanzi di galera e pendagli da forca. Me compreso.
Non può che farmi piacere, naturalmente, vedere che l’umore è cambiato, e se la si pianta di strillare istericamente, come fecero, c’è anche la possibilità di comprendere ciascuno le ragioni che può avere l’altro. Ma, insomma, viste le nefandezze lanciate, non sarebbe dignitoso scrivere, non dico “mi sono sbagliato”, ma, almeno: abbiamo esagerato. Lo faccio osservare non perché me ne venga qualche cosa, che la coscienza è sempre stata a posto e la fedina penale immacolata, ma perché se si commettono errori d’interpretazione così grossi poi si tende a credere che la realtà segue solo complotti, violenze ed imbrogli. Invece, più semplicemente, sbagliavano. E sbagliano.

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