Politica

Uno schianto

La signora Merkel ha un pregio, rispetto ai suoi esangui colleghi: interpreta un’idea dell’interesse tedesco e non se ne vergogna. Alla politica rigorista del governo tedesco, resa forte da trattati europei incompiuti, s’è accompagnato o contrapposto un lungo dibattito fra economisti. Tempo perso, perché l’economista che non conosce e non valuta la storia è, nel migliore dei casi, un contabile, un magazziniere dell’inutilità.

L’Unione europea è troppo vasta e istituzionalmente debole non per un caso, ma perché quella è stata la formula con la quale si è potuto assorbire il disfacimento dell’impero sovietico e si è potuta realizzare la riunificazione tedesca. La quale si fece con il cambio uno a uno (fra marco occidentale e marco comunista) perché sorretta e finanziata dal resto dei Paesi europei. L’ingresso della Grecia nell’area dell’Euro non fu un errore ragionieristico, ma una scelta politica che accompagnava il progresso del dialogo per l’ingresso della Turchia nell’Ue. La moneta unica è uno dei pilastri del rilancio industriale tedesco, che fino a quel momento declinava. Insomma, solo un branco d’ignoranti possono consentire alla signora Merkel di far da maestrina, e solo degli incoscienti possono consentire che l’Ue prenda una piega germanica, sì che le guerre europee che i tedeschi non vinsero con una potentissima macchina da guerra le vincano con quella economica. Molti se ne rendono conto, in Germania. Con quelli si dovrebbe dialogare per indebolire la Merkel, così come la Merkel ha usato forze e interessi degli altri Paesi europei per indebolire i suoi avversari esterni.

In queste condizioni il treno dell’euro corre veloce verso lo schianto, destando il terrore dei mercati su cui si scaricherà l’impatto, conducendo l’Unione europea verso una sconfitta storica, ma lasciando quasi imperturbati i politici nazionali, o i movimenti di protesta generatisi in ciascun Paese. Se ne stanno chiusi ciascuno nel proprio scompartimento, dediti a liti dialettali, felici di consumare vendette, pronti ad aizzare i risentimenti popolari contro le banche, che li meritano quanto i governi, salvo che quel treno non si salva di sicuro, senza politica e senza banche. Siamo un affollato gruppo di pazzi benestanti, cui il destino s’appresta a presentare il conto dell’incapacità. Beffare quel destino si può, trasformare la corsa al dirupo in marcia trionfale si può, ma non senza rotture e dolori, che richiedono idee chiare e parole schiette.

Siccome Merkel è più brava e più dotata di attributi degli altri, ora prova a far passare due imbrogli: l’Europa a due velocità e l’integrazione politica che anticipi quella dei debiti. Due bidoni, perché fuori tempo massimo. L’Europa a due velocità (una parte più integrata e l’altra dentro e fuori, a geometria variabile) poteva funzionare per costruire l’Unione (ne era teorico Altiero Spinelli, uno dei tre autori del Manifesto di Ventotene), non funzionerà per smontarla. E’ impossibile, perché le forze dei mercati dilanieranno tutto colpendo le banche, oramai prossime alla dichiarazione d’insolvenza. Non abbiamo banche europee, ed è un male, ma nessuna banca europea è indipendente dalle altre, il che aggrava il male. In quanto all’unione politica e istituzionale, il trucco è fin troppo evidente: siccome i soldi per federalizzare i debiti sovrani vanno messi subito ecco che la Merkel rilancia, posticipando di anni l’intervento. Possono cascarci degli allocchi, o dei falsi governanti, privi di spessore.

Attenti, però, a non credere che le colpe della Merkel coprano quelle degli altri, noi compresi. I debiti pubblici non sono il riflesso di investimenti per lo sviluppo, ma di spese improduttive. Quella roba va risanata e cancellata. Per sempre. E si deve farlo all’interno, vendendo patrimonio pubblico. Meno Stato, per meno spese, per meno tasse. La colpa del governo Monti è qui: sta andando in direzione opposta. Né si può tacerlo sol perché neanche gli altri ne furono capaci.

Il punto è questo: avendo costituzionalizzato il pareggio di bilancio (decisione folle), ciascun Paese ha rinunciato alla propria sovranità, ma non l’ha consegnata a una sede europea, perché non esiste; da questo indirizzo o si torna indietro (e salta l’euro), o si sposta il deficit e il debito a livello federale, iniziando una nuova storia e una nuova era di sviluppo. La Cina, in crescita, taglia i tassi d’interesse. Gli Stati Uniti sono pronti a spaccare l’Europa, pur di avere sponde non ostili. Nel vecchio continente, invece, quattro colonialisti senza colonie pensano ancora d’essere l’ombelico del mondo, nel mentre i loro cittadini, che del mondo sono fra i più ricchi, guardano spiritati il baratro della povertà.

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