Politica

Uscita

Sagoma nera di un uomo che cade verso una porta d’uscita su sfondo verde, con la scritta “Uscita”

Per cancellare in una notte la capacità iraniana di rispondere agli attacchi e addirittura una civiltà, c’è un solo modo: usare armi nucleari. Una follia smentita, che preferiamo attribuire a un presidente americano che non ha il controllo di sé e che è circondato da soggetti da lui appositamente scelti per la loro inconsistenza. Il nostro ministro della Difesa, Guido Crosetto, ha una sensazione diversa: pensa che stia parlando sul serio e che il riferimento all’atomica sia stato esplicito. Non è un punto che possa essere accantonato, non fosse altro per il fatto di essere stato posto. Cambia lo scenario della politica internazionale e, conseguentemente, anche nazionale.

Crosetto è un politico ragionevole e ragionevolmente libero nelle sue riflessioni, per questo colpisce l’assenza di indirizzi conseguenti e coerenti nel cercare un’uscita. Quando si ritiene d’essere giunti a un bivio di quel tipo non ci si può fermare in attesa di non si sa cosa. Per esempio: la destra di cui lui stesso è esponente è stata trumpiana e lui stesso è stato un critico continuo sia dell’Unione Europea che del multilateralismo; ora dovrebbe essere evidente che ci si può dire amici di Trump soltanto se si è amici anche di Putin e non si può non vedere che il peggiore pericolo per l’Occidente si trova alla Casa Bianca, non certo nelle cretinate della sinistra woke. Dentro al governo Matteo Salvini non solo è coerentemente trumpiano perché putiniano, ma propone più volte al giorno di riprendere il gas russo (che non risolverebbe niente della crisi che arriva dal Golfo). Possibile che Crosetto, davanti a quel bivio terribile, non veda l’impossibilità di tenere assieme le due opposte politiche solo perché appiccicate con lo sputo della contrapposizione alla sinistra? E non può non vedere che se Giorgia Meloni fa la campagna elettorale per Orbán e l’Italia va a fare la comparsa nel falso Board per Gaza, la linea che prevale, nella sostanza, è quella di Salvini e non la sua.

Crosetto fa bene a sottolineare che il governo italiano ha preso nettamente le distanze da Trump, ma fa male a non ricordare che il motore democratico dell’Ue l’aveva fatto prima e con maggiore chiarezza. Dal che discende che la posizione italiana ha un senso e un peso a una sola condizione: che spinga per l’accelerazione dell’integrazione europea, anche a geometria variabile (cooperazioni rafforzate) cominciando con energia e difesa. Sono proprio queste ritrosie e questi pessimi errori a indebolire l’Italia e a renderla marginale rispetto alle scelte che si vanno compiendo e sono già in atto. Il che riguarda anche il capitolo delle nomine nelle grandi controllate pubbliche: farle guardando alla compagnia dei sodali da far avanzare e non alle filiere di solidarietà europea equivale ad affossare il ruolo industriale dell’Italia.

Fa bene Crosetto a rivolgere un appello all’opposizione, affinché scelga la responsabilità e guardi agli interessi collettivi indisponibili, ma la cosa rimale pura declamazione oziosa se non si è poi capaci di aggiungere che le divisioni a sinistra sulla fondamentale politica estera non si compensano ma semmai si aggravano con le analoghe divisioni a destra. Chiedere responsabilità non funziona granché se non si ha il coraggio di ricordare che fu irresponsabile la campagna no vax nel mentre ci si tirava fuori dai blocchi del Covid grazie ai vaccini. E grazie alla riuscita sia degli acquisti europei che della campagna vaccinale coordinata dal generale Figliuolo. Se si chiede responsabilità si deve offrire responsabilità.

E chiedere convergenza nella difesa degli interessi comuni nel mentre si propone di aumentare i premi elettorali alle divergenze dei due blocchi falsi e contrapposti non è neanche incoerente: è direttamente sciocco.

L’interpretazione che Crosetto dà delle parole di Trump è tanto drammatica quanto possibile. Le conseguenze sono terribili e prodotte anche in assenza (voglia il cielo) di quel folle proponimento. Ma non è consentito restare impietriti e saltare l’uscita, quale che sia il ruolo che si ricopre.

Davide Giacalone, La Ragione 8 aprile 2026

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