Il viaggio romano di Viktor Orbán, capo del governo ungherese e più rappresentativo esponente degli europei che si battono contro l’Unione Europea e a favore della Russia di Putin, ha avuto un importante significato ed è servito a rendere visibile la pericolosa debolezza italiana.
Orbán ha ottenuto di mettere in evidenza due cose: a. la totale consonanza di vedute con Salvini, vice presidente del Consiglio; b. l’incapacità di Meloni di rompere con quel mondo, quali che siano le sue convenienze politiche.
È riuscito a togliere peso alla scelta italiana al fianco dell’Ucraina e dei Volenterosi, minando anche il difficile equilibrio nei rapporti con una Commissione europea che la maggioranza di governo non ha fatto nascere ma ha anche appoggiato. Ha quindi mostrato quanto l’Italia sia un anello debole, che è possibile spezzare e che non è meno possibile sia indotto a cambiare catena.
Peggiore avversario Meloni non potrebbe avere e l’ipocrita copertura delle incompatibilità è un danno per l’Italia.
Davide Giacalone, La Ragione 30 ottobre 2025