Una tragedia. Poi un’inchiesta. Poi un processo che non finisce mai.
A quasi dieci anni da Rigopiano, siamo ancora tra appelli, prescrizioni e ricorsi annunciati. Intanto le vittime aspettano. E con loro un Paese che continua a fare i conti con una giustizia lenta, farraginosa, squilibrata.
Perché i termini per la difesa sono perentori e quelli per chi giudica no? Perché si arriva alla prescrizione dopo anni di processo? E soprattutto: è davvero inevitabile?
Le soluzioni esistono. Ma a una condizione: considerare la giustizia un servizio ai cittadini, non un affare di categoria.